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  etnomondi-mondilontani [ giornale etnico nato nel 1997 ]
 
 
         
 


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6 ottobre 2007

Dal 1997 al 2007... e il resto

 

In questo blog i numeri arretrati di Etnomondi, dal 1997 quando si chiamava "Mondi Lontani" al 2007.

Per i numeri recenti visitate:

http://etnomondi1.splinder.com




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30 settembre 2007

Etnomondi n. 21

 

Cari lettori ecco ETNOMONDI N.21!




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22 settembre 2007

NOVITA' PER ETNOMONDI

CARI BLOGGER "ETNOMONDI" HA SUPERATO I MILLE VISITATORI. PRESTO IL NUOVO NUMERO 22.
VI ASPETTIAMO SEMPRE PIU' NUMEROSI E UN PO' PIU' DI PARTECIPAZIONE DA PARTE VOSTRA CON I COMMENTI POSITIVI E NON, SONO SEMPRE UTILI.




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24 luglio 2007

GRAZIE DI CUORE!

 




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5 giugno 2007


Oggi (5 Giugno 2007) siamo arrivati a 955 visite nel Blog! per festeggiare ecco a voi lettori (o blogger) il nuovo numero di...

 

 

 

Etnomondi

 

Giornale autoprodotto senza scopo di lucro.

 

Etnomondi Maggio- Giugno 2007, Anno 11, n° 21, 3 euro / Mondi lontani Ed.

Tutte le foto hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.

 

Redazione: Mamdouh e Willy.

 

 

SOMMARIO

 

EDITORIALE                                       

NEWS FROM…EL ALAM 

ETNOSITI 

RADIO KHAN EL KHALILI   

LO SCHERMO ETNICO: L’ETNICO IN TV E DVD 

IL SIGNIFICATO DEI COLORI 

MOEZ MASOUD

IL GALATEO ARABO A TAVOLA 

AHMED BUKHATIR 

FIUMI DI VITA: IL NILO 

BAB ZUWEILA:

IL BANGLADESH E L’INDIA DEI MOGHUL 

TRACCE SULLA SABBIA

RISTORANTI ETNICI

MOSTRE E RASSEGNE

METROPOLI MULTIETNICA

LE PORTE DELL’ORIENTE 

IL FASCINO DEL MISTERO: GLI ONI 

VOCI DAL NILO

DAL SOL LEVANTE: NATALE ALLA GIAPPONESE 

LE BACCHETTE CINESI 

 

 

La copertina “Bigiotteria magrebina” è di: Mamdouh

 

 

 

http://freeweb.supereva.com/etnomondi/

 

Etnomondi@ yahoo. It

 

Editoriale

 

 

Dopo la pubblicazione di Etnomondi 20 ci siamo presi una pausa, solo apparente, poiché molte sono state le novità in questi ultimi mesi: l’uscita del secondo e terzo volume di “Mondi lontani”, il libro “Bab Zuweila” e le storie dei paesi in www.huda.it narrate da me prima ogni sabato sera e poi di martedì, in 10 puntate, dal 3 marzo 2007 al 15 maggio. La nuova rubrica “Le porte dell’Oriente” a pag. 24, è l’equivalente orientale a Bab Zuweila, che tratta esclusivamente le storie dei paesi arabi, africani ed asiatici. Etnomondi è  inserito finalmente nell’enciclopedia Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Mamdouh_AbdEl_Kawi_Dello_Russo

Poteva passare inosservato un giornale come questo all’11° anno di attività? In questo numero troverete 2 regali: il mio cd “L’Islàm è amore” –vedi recensione in “Radio khan el khalili” a pag. 6-, registrato a fine 2006 e pubblicato nel 2007, e le bacchette per mangiare il cibo orientale di Etnomondi, magari leggendo nello stesso momento queste pagine sognando… le “Porte dell’Oriente”.  

 

Buon ascolto e Buona lettura!

 

 

Mamdouh

 


NEWS FROM…EL ALAM

NOTIZIE E CURIOSITA’

                                                              

 - Una organizzazione no profit giapponese ha inventato la prima bara ecologica compatibile al 100% con l’ambiente: anche se incenerita, non inquina minimamente.

 

-Non solo Brasile per il carnevale: “Carnaval del pais” è il coloratissimo carnevale argentino che si svolge ogni anno, per circa un mese, tra gennaio e febbraio.

 

-Lo zoo di Adelaide ha avuto la bizzarra idea di mettere in mostra sei uomini come fossero animali per raccogliere fondi per le scimmie vere.

 

-Record assoluto e grande orgoglio per gli investigatori giapponesi, che, nel 2006 sono stati i migliori al mondo risolvendo ben il 94% dei casi di omicidio.

 

-Ardh Kumbh Mela è il nome della più grande festa indù, che si è svolta per 42 giorni ad inizio anno. Ogni giorno oltre due milioni di pellegrini si immergono nelle acque del Gange per la celebrazione. Oltre 70 milioni di fedeli hanno preso parte al rito.

 

-Dati allarmanti per la Cina, dove è previsto, nei prossimi 20 anni, un’emigrazione di circa 300 milioni di contadini verso le città, la maggiore della storia.

 

-In Giappone sono diffusi dei mini-market dove si trova veramente di tutto. Aperti 24 ore su 24, vengono chiamati “conbini” ovvero la giapponesizzazione dell'americano “convenient store”. Se vedrete il film “Cursed”, recensito su questo numero, ve ne farete un’idea.

 

-Lo sapete che in India si svolge dal 1933 ogni inizio anno il Kila Raipur Sports Festival, una sorta di “Olimpiadi Rurali”?

 

-Tempi duri per i produttori di moto e motorini cinesi. Questi mezzi sono già stati banditi completamente in alcune città cinesi perché causa d’inquinamento e perché utilizzati per scippi e rapine: questi casi erano preoccupantemente cresciuti negli ultimi tempi.

 

-Il natto è un cibo maleodorante a base di fagioli di soia fermentati, andato a ruba perché spacciato per un miracoloso prodotto dimagrante dalla KTV, emittente di Osaka. La falsa notizia è stata smentita con tanto di scuse dalla tv giapponese

 

-Dopo il grande successo in Italia di Hidetoshi Nakata, la squadra del Catania ha acquistato il giovane Takayuki Morimoto, promessa del calcio nipponico, nonché importante per la promozione della Sicilia in Giappone.

 

-Lunga lista d’attesa a Rio De Janeiro per chi vuole sposarsi nella suggestiva cappella di Nossa Señora Aparecida che si trova proprio sotto la famosa statua di Gesù che domina la città dal Corcovado e che è appena stata aperta ai matrimoni.

 

-Preoccupazione per le discariche cinesi sempre più invase da rifiuti elettronici che intossicano l’ambiente e gli improvvisati operai che vi lavorano. Spesso, questi rifiuti sono  importati abusivamente dall’occidente.

 

-Auguri a Yone Minagawa, la donna più vecchia del Giappone e del mondo: nata nel 1893 ad Akaike, ha ben 114 anni!

 

-Il tonno rosso, il pesce più utilizzato per la preparazione del sushi, rischia l’estinzione a causa della grande domanda mondiale.

 

-La pianta del fico sarebbe arrivata nel bacino del Mediterraneo dal Medio Oriente, forse dalla Siria, già in tempi antichissimi. Citata più volte nella Bibbia e nel racconto della creazione, le sue foglie costituiscono il primo “indumento” dei nostri avi. Nel Vangelo, Gesù ne maledice uno per non avervi trovato frutti e subito l’albero si dissecca. Secondo i buddhisti Siddharta divenne Buddha (ovvero l’illuminato), meditando all’ombra di un aswatth o fico asiatico. Anche la storia romana ha avuto a che fare con questo frutto. Fu con un cesto di fichi freschi appena arrivati da Cartagine che Catone convinse il Senato a dichiarare guerra alla città punica e, secondo la leggenda, l’aspide che avvelenò Cleopatra era nascosto in un piatto di fichi. Il fico è un cibo popolare ed economico che si mangiava spesso secco anche in passato.

 

-Curioso record ad un agglomerato della provincia dello Shimane (Giappone): è la località con il nome più lungo: addirittura 31 caratteri!

 

-Clamorosa “gaffe caraibica” nell’isola-stato di Grenada (a nord di Trinidad e Tobago), dove la banda della polizia, all'inaugurazione di un nuovo stadio di cricket sostenuto dalla Cina, davanti ad una schiera di attoniti funzionari venuti da Pechino, ha eseguito l'inno dello stato di Taiwan, da sempre loro rivale, confondendolo con quello cinese!

 

-La popolazione della valle dello Zambesi (Mozambico) è stata costretta ad abbandonare le proprie case a causa dell’alluvione.

 

-A Bangkok, capitale della Tailandia, vanno di moda i matrimoni di massa. Anche all’ultimo San Valentino questa tradizione ha attirato centinaia di turisti e decine di coppie locali e straniere che si sono detti sì.

 

-Per il calendario cinese è appena iniziato il prospero anno del Maiale d’Oro, una combinazione che non capitava dal 1947. Auguri!

 

-In Perù le misteriose 13 torri di Chankillo, sono considerate il più antico osservatorio solare dei nativi americani.

 

-Troppo stress da superlavoro per l’attore indiano Siaf Ali Khan, collassato sul set e ricoverato in un ospedale di Mumbai. Khan è diventato celebre con “Omkara”, film sull’Otello di Shakespeare in versione Bollywood.

 

-Record mondiale di partecipanti tra i prati del Rizal Park di Manila, dove, ben 41.038 ragazzini filippini si sono incontrati, spazzolini alla mano, per…lavarsi i denti e finire sul Guinness dei Primati!

 

-Zhang Yin è la persona più ricca della Cina, titolare della Carta Dei Nove Draghi, una compagnia che ricicla carta e che prepara quella per gli imballaggi, mica male!

 

-Guerriglia urbana in un pomeriggio di aprile nella Chinatown milanese. I cinesi si sarebbero ribellati all’ennesima vessazione dei vigili urbani e all’ assurda ordinanza comunale che vieta il carico e lo scarico di merci in Via Paolo Sarpi, una zona di negozi e commerci che sta per diventare area pedonale.

 

-Iwate, Giappone: il wrestler mascherato noto come Great Sasuke si è candidato a governatore della città. “Questa è la mia faccia” – ha detto “E non ho intenzione di togliermi la maschera”. Un grande!

 

 

ETNOSITI

 

 

 

 

             http://www.secondegenerazioni.it/

E’ un blog fatto dai cosiddetti G2 (che brutta definizione…), cioè i giovani italiani di seconda generazione, cioè immigrati o figli di immigrati o di coppie miste. Tanti sono i problemi ancora da risolvere, per loro….

 

http://sushiday.com/

Un blog in inglese dedicato al sushi: come prepararlo, ristoranti e suggerimenti vari.

 

www.oliopepesale.com

Sito generico di cucina con una sezione dedicata alle cucine etniche ed alla loro presenza a Milano e con un corso rapido per preparare il sushi.

 

http://www.kumale.net/Mondor.htm

Ancora cucina. Un “Pappamondo” on line per i ristoranti etnici di Roma.

 

http://www.africarte.it/index.htm

Un sito sulla storia e sull’arte dell’Africa. Si parla anche di miti, di leggende, e delle maschere africane.

 

www.giapponegiappone.it

Un sito per gli amanti del paese del Sol Levante con varie notizie. Peccato che parecchie sezioni siano ancora in costruzione o accessibili solo per gli iscritti.

www.indiaenews.com/

Un notiziario in inglese dedicato all’India.

 

http://cubanite.blog.dada.net/

Il nome di questo blog indicherebbe la malattia che colpisce anima, cuore e cervello di moltissimi occidentali che hanno visitato e vissuto a Cuba.

 

http://www.mappedinantes.com/anticoegitto/anticoegitto.html

Da questa pagina potrete accedere a diversi siti dedicati alla storia e all’archeologia dell’antico Egitto!

 

www.tango.it e www.abctango.com.ar

Due siti per gli amanti del tango argentino: il primo italiano, il secondo del paese d’origine.

 

RADIO KHAN EL KALILI

 

 

MAMDOUH – “L’Islam è amore” (Alam Ed.) Esce finalmente, a due anni di distanza dal precedente “Ya Habibi Moustafa”, il nuovo doppio cd del nostro Mamdouh, con ben 17 nashid. I primi 8 sono nuovi nashid scritti ed interpretati con amore, il resto sono brani già presenti nei cd precedenti, riproposti in nuove versioni, tutte rigorosamente a cappella. Il cd è stato presentato dal sito www.huda.it. Mamdouh è il primo artista italiano di nashid.

 

TOUMANI DIABATE’S SYMMETRIC ORCHESTRA - “Boulevard De l’Independance” (World Circuit). Dopo avere tirato il fiato per aver letto il lungo titolo, ci sentiamo un cd dal Mali di tradizione mandinga con influenze jazz e anche blues sulla scia di Ali Farka Touré. In allegato un dvd con un breve racconto sull’evoluzione del disco.

 

REY RUIZ – “Corazón arrepentido” (Luna Negra) Ruiz è un cantante salsero cubano famoso nel mondo latinoamericano ma anche in Europa. Il suo ultimo album è molto lento e romantico: baladas e brani di salsa romantica dedicata agli innamorati e ai “cuori pentiti” che chiedono perdono. I testi di queste canzoni d’amore sono semplici e di grande impatto.

 

MARC ANTHONY – “Sigo Siendo Yo - The Hits” (Sony-BMG). Come il precedente, anche Marc Anthony (vero nome Marco Antonio Muñiz, classe ’69) è un popolare cantante - ma anche attore - . Viene definito “il re della salsa”. Newyorkese del quartiere spagnolo di Harlem ma di origini portoricane, pubblica ora questo “greatest hits” di 12 brani ballabili con 2 inediti.

 

SELVAGANESH – “Souka” (Naïve). Il primo album del percussionista indiano Sevaganesh, figlio del più famoso H.T. Vinayakram. I suoi strumenti sono il kanjeera e il ghatam e si cimenta anche in ritmiche vocali con alcuni duetti con voce femminile.

 

YASMIN LEVY – “La Juderia” (Choice Music). Pubblicato nel 2005 dall’israeliana Levy, che compie un viaggio lungo 500 anni con la musica dei ladinos, gli abitanti dei quartieri ebrei (le juderie,appunto)delle città spagnole. Ritmi mescolati ai suoni arabi e al flamenco.

 

MIHO HATORI – “Ecdysis” (Rykodisk) Miho, ex componente delle giapponesi Cibo Matto, è una  musicista attivissima con una vasta discografia di collaborazioni, progetti solisti e produzioni. Spazia tra vari generi (brani reggae e canti per bambini con ritmi africani e balinesi…) e dice di non avere confini con la sua musica: “L’arte deve essere aperta a ogni possibile combinazione”.

 

TRILOK GURTU & THE FRIKYIWA FAMILY – “FARAKALA” (Frikyiwa/Family Affair) Gurtu (vedi Etnomondi N.2) ha iniziato a suonare tabla e percussioni all’età di sei anni a Bombay ed ha attraversato nella sua lunga carriera ogni genere musicale, dal banghra al raga pop, all’elettronica, dal funk afroasiatico alla musica juju. Un ritorno alle radici per un album ipnotico dal profondo dell’Africa, che prende il titolo dal villaggio del Mali meridionale dove il famoso percussionista indiano Gurtu l’ha registrato insieme a musicisti del posto ed altri collaboratori.

 

FIORELLA MANNOIA – “Onda tropicale” (Durlindana) Ritmi brasiliani per i 13 pezzi dell’ultimo album della Mannoia, in portoghese e italiano con collaborazioni dal paese sudamericano. Il legame con madrenatura, il carnevale di Bahia e i problemi sociopolitici alla base dei testi. Un viaggio solare nella cultura brasiliana che l’autrice sta portando in tour in questi mesi. Già in passato la Mannoia aveva toccato il “mondo etnico”, rispolveriamo, ad esempio, dagli anni ’80, la famosa canzone… “Terre lontane”!

 

LISA GERRARD & JEFF RONA – “A thousand roads” (Wide Blue Sky) Lisa Gerrard è l’ex cantante dei Dead Can Dance, che qui si cimenta col compositore Jeff Rona con le tradizioni musicali degli indiani americani di Alaska, New Mexico e Perù per la colonna sonora di un documentario a loro dedicato.

 

A.A.V.V. – “Benten asian benton” (Benten Imprint). Si tratta di una compilation per farsi un’idea sulle tante bands punk/hardcore femminili orientali! L’etichetta Benten cerca di farle conoscere anche oltreoceano. Non per tutti: sembrano uscite da un cartone animato, voci comprese, ma i gruppi (coreani,cinesi,giapponesi) sono quasi tutti validi, tra questi: Mummy The Peepshow, Wirld Wide Love, The AmpPez, Non Stop Body….

 

KIULDRET – “Corazón enamorado” (Sony Discos). Disco d’esordio di questa neworkese di origini portoricane. Salsa, musica da strada e reggaetón, più due cover.

 

A.A.V.V. – “Rajal el yum” Non sappiamo molto di questa cassetta egiziana che abbiamo trovato per caso ai soliti mercatini, come facevamo anni fa comprando a scatola chiusa. Le musiche non ci dicono molto, le solite sonorità arabe pop, e i caratteri sono tutti arabi: la copertina piena di facce –in stile Etnomondi di 10 anni fa-ci fa presupporre ad una raccolta di canzoni recenti, in quanto “Rajal el yum” significa “L’uomo del giorno” quindi “I successi di oggi”! I nomi degli artisti: Sabr, Amr, Mohammed, ecc.

 

CHEB MAMI – “Layali” (EMI). Torna un ricordo dei nostri primi numeri, quel Cheb Mami tanto ascoltato ma anche tanto ripetitivo, come altri; recentemente l’abbiamo visto in tv gonfio e invecchiato.Anche l’ultimo album è il solito mix di pop e musica rai algerina, 13 brani con qualche spruzzata gitana, come nel brano “Gaiye Bil Salama”: solo per appassionati.

 

GAL COSTA – “Hoje” (Trama). La sessantenne brasiliana Gal Costa torna con un album sospeso tra malinconia e spensieratezza, tra modernità e tradizione. Bello il brano “Hoje/Jurei”.

 

Per gli amanti delle sonorità del tango, sappiate che ben pochi si cimentano con questo genere, preferendo molti musicisti contemporanei eseguire i classici in versione originale o con cover reinterpretate. Dal 2000 si è sempre più affermato il genere noto come tango nuevo basato soprattutto sull’elettronica, genere musicale capitanato dai Gotan Project, che abbiamo già trattato in passato. Tra i pochi nuovi dischi recenti: RODOLFO MEDEROS – “Eterno Buenos Aires” (Warner) considerato il più famoso seguace di Astor Piazzolla, ALFREDO SAEZ – “Tangos y canciones criollas” (Epsa) più orientato verso un tango-folk, JULIO PANE TRIO – “A las orquestas” (Epsa) e ORQUESTA ESCUELA DE TANGO – “De contrapunto” (Epsa) con brani strumentali.

 

DAM – “Dedication” (Red Circle). I Dam sono un trio hip hop di Gerusalemme, i fratelli Nafar con Mahmoud Jreri, parlano di pace, di sociale e di politica in arabo e non hanno niente da invidiare agli afroamericani. Utilizzano melodie orientali con archi e percussioni.

 

TOUMAST – “Ishumar” (Le Village Vert). Parlavamo dei Tuareg due numeri fa, ecco un album con le loro musiche, rivisitate in chiave moderna con inserti blues e rock. Il nome del progetto, attivo dal 1990, significa “identità” nel linguaggio tuareg, mentre il titolo deriva dal francese “chomeur”, “disoccupato”.

 

A.A.V.V. – “African pearls” (Discograph) Musiche locali in 4 cd doppi di 4 stati africani subsahariani con le loro radici musicali: Congo, Mali, Senegal, Guinea. Etnomusic al 100%!

 


BABA ZULA – “Duble Oryantal” (Doublemoon) Il fatto che la scena rock di Istanbul sia floridissima, ce lo dimostrano i Baba Zula, sperimentatori folk-rock che cercano di unire Oriente ed Occidente mischiando strumenti tradizionali medio-orientali con l'elettronica. In questo ultimo lavoro si avvalgono della collaborazione del bassista berlinese Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) e in concerto si esibiscono con una danzatrice del ventre. Per approfondimenti, il film “Crossing the bridge” (vedi Etnomondi N.18)

 

ERKIN KORAY E’ il primo rocker turco e il più noto cantante del cosiddetto “Anatolian rock”. Sorta di controverso Alice Cooper glam-psichedelico, fu l’ispiratore per molti musicisti nel suo paese, dalla sua comparsa sulle scene nei tardi anni ’50-primi anni ’60 e poi con il gruppo Ter. Fu anche l’inventore del baglama elettrico, strumento tradizionale turco simile al liuto dal suono unico, che si puo’ ascoltare in molti suoi dischi.

 

MUMMY THE PEEPSHOW – “Schoolgirl pop” (Triangle Records). Ci risulta essere questo “Schoolgirl pop” (2002) l’ultimo album delle ormai sciolte Mummy The Peepshow, garage-punk band tutta al femminile da Osaka (Giappone), attive dal ’94 e con 4 album e numerose partecipazioni a compilation all’attivo. Introvabili in Italia, cantano in inglese nel divertente e consueto “stile manga”.


 

 

 

Visual kei

 

 

Niente a che fare coi gay, anche se la pronuncia puo’ ingannarci: il visual kei (o visual rock) è un sottogenere musicale giapponese che si è sviluppato a partire dagli anni ‘80 e ha raggiunto il suo apice negli anni ‘90, trascinandosi stancamente fino ad ora. Ovviamente in patria impazziscono per questo fenomeno, che ancora oggi è poco conosciuto da noi: abbiamo scoperto che in realtà questi esotici e bizzarri gruppi sono seguitissimi sui forum e blog specializzati, specialmente dai giovani, dalle ragazze più o meno giovani(ssime)e dai curiosi di nuove tendenze, grazie a internet e alla Gan-Shin Records, etichetta discografica tedesca, che è stata la prima in Europa a credere in questo genere e ad occuparsi esclusivamente del Visual Rock, diventando un punto di riferimento per chi si vuole accostare a questo fenomeno.

Musicalmente i gruppi visual key non si caratterizzano per un unico genere, mescolano un po’ di tutto, spaziando dal pop all’hard rock, al grunge, dal gothic al metal, fino alla psichedelia e al glam, quest’ultimo da sempre segutissimo in Giappone. Grande attenzione poi per l’aspetto visivo, un po’ come per il pop degli anni ‘ 80 che ben conosciamo.

Il look è infatti la componente fondamentale per questi gruppi: immagine, nomi e testi decadenti, il trucco spesso al limite del vampirico e dell’orrorifico, trasgressivo e androgino, i capelli cotonatissimi a ricordare il dark e la new wave, i costumi sono piuttosto barocchi e appariscenti, le scenografie e i videoclips sono curatissimi, La lingua utilizzata è prevalentemente il giapponese, qualche volta l’inglese. Tantissimi sono i gruppi, a partire dai precursori X (o X-Japan, per non confonderli con un gruppo omonimo), la prima band del cosidetto J-rock o J-R (rock giapponese), D'espairs Ray, il primo gruppo “J rock-visual kei” a tenere un concerto in Italia, Dir en grey, Malice Mizer, Moi Dix Mois, Kagerou, Gazette, L’Arc En Ciel, MUCC, solo

 

 

per citarne alcuni. Un po’ Kiss, un po’ Bowie, un po’Cure, un po’ Sigue Sigue Sputnik (ve li ricordate?), un po’ Marilyn Manson, un po’ punk, un po’ nu-metal, industrial e quant’altro, questi gruppi non brillano certo per fantasia, ricalcando e rimescolando caratteristiche occidentali, e, forse, copiandosi anche tra di loro, ma si sono ritagliati un loro spazio utilizzando anche la tradizione teatrale giapponese, i manga, il folk e altri elementi, diventando interessanti anche per noi occidentali. I testi parlano un po’ di tutto, spesso sono fantasiosi e non brillano certo per allegria! Molto ricercati e fantasiosi i nomi. Musicalmente non sono male, tra ballate un po’ mielose e pezzi più duri con schitarrate metal-gothic-industria l e sperimentalismi vari, ma in genere non sono indicati per chi ama il classico pop.

Sopra: i Dir En Grey, tra i gruppi più rappresentativi del visual kei

 

 

LO SCHERMO ETNICO

L’ETNICO IN TV E IN DVD

 


TV Noticiero è un tg trasmesso per i sudamericani che vivono in Liguria. Il canale satellitare Fashion TV ha trasmesso in diretta la parata del favoloso Carnevale di Rio. Sul canale Sky  410 Rai Sat Gambero Rosso vanno in onda le serie La cucina etnica di Laura Ravaioli e Appunti dall’India. Su TV5 Monde, canale francese, Le journal d’Afrique, interessante trasmissione con tutte le news e l’attualità dal continente nero. Africa anche per France 24 con La semaine en Afrique, cronache news e altro senza i soliti luoghi comuni. +9122 Call Center Bombay sul canale 142 Cult è dedicato all’India.

National Geographic Channel ha presentato il documentario che ricostruisce la storia, le tecniche di navigazione adottate e i diari di bordo di un leggendario esploratore cinese ne: Le avventure di Zheng He.

Indagini al fronte è un documentario dedicato agli invincibili apache e ai loro campi di battaglia, su The History Channel. Shukran, il settimanale del TG3 dedicato ai problemi degli immigrati e all’integrazione, giunto alla quarta edizione, curato e condotto da Luciana Anzalone. Dopo essere apparso su SKY, arriva su RAI, 2 Pucca, cartoon di successo della sudcoreana Vooz. La protagonista è la scatenata Pucca, una bambina di 10 anni perdutamente innamorata di Garu, un piccolo ninja di 12 anni che vive nel suo stesso villaggio, Sooga.

DVD  Xtreme martial arts In HD (high definition) consigliato ai giovani. Da Discovery Channel. I poteri del kung fu, Shaolin Kung fu, Guerrieri comanche (libro+dvd), Ramses libro+dvd sono altri dvd che vi consigliamo. Maya, un impero perduto e Il mistero dei Maya, pubblicati qualche anno fa per la vendita in edicola dalla DeAgostini Rizzoli Periodici per la serie Archeo dvd, sono da recuperare. Sempre la DeAgostini ripropone in edicola Japan Animation, un'antologia dei migliori film d'animazione giapponese: i cult e le novità, da Harlock, a Lupin, da Ken Il Guerriero a Patlabor e Asian Terror con una selezione dei vari film horror asiatici (The Ring, Dark Water, ecc). “Resta di stucco, è un barbatrucco”, era la frase storica del cartone animato giapponese Barbapapà, nato negli anni ‘ 70 da un fumetto francese. I Barbapapà contenevano un messaggio ecologista e multirazziale (i protagonisti di questa famiglia erano tutti di colori diversi), ora si possono trovare finalmente nel dvd Le avventure di Barbapapà della Classica Film.

GIOCHI EyeToy: Kinetic Combat è un gioco della Sony per Playstation 2 consigliato oltre i 12 anni. Un approccio all’home fitness e alle arti marziali con un vero e proprio istruttore digitale e una “eye toy” una speciale camera in vendita a parte.


 

 

 

IL SIGNIFICATO DEI COLORI

Di Mamdouh

 

In Egitto, Tibet, Cina e India, usavano già in epoca precristiana i colori per tinteggiare le pareti della casa, non solo per abbellirla, bensì per uso terapeutico.

I colori possono agire sul nostro umore migliorandolo o peggiorandolo a secondo del colore:

il rosso è il colore dell’energia vitale,

il blu è il colore della profondità interiore,

il giallo corrisponde alla ricerca del nuovo,

il verde favorisce la calma e la riflessione,

l’arancione trasmette serenità ed allegria,

il violetto ha proprietà terapeutiche.

 

Sin dalla preistoria usavano i colori minerali in Francia e Spagna, i fenici ‘gente del paese della porpora’ usavano varietà di colori nell’abbigliamento e non solo. Il nero ad esempio era il simbolo di fecondità in Egitto ai tempi di Osiride, ma anche un colore ambiguo, oscuro: il lutto, il male, la rigenerazione.

 

Il bianco era usato per l’argilla, il marmo, il calce, l’argento era usato molto dagli egizi. Il bianco è il simbolo della luce, del candore. Secondo i romani, gli egizi, i fenici, gli etruschi, i greci, il defunto brillava della stessa luce degli dei, e veniva vestito con un manto bianco.

 

Il blu non era amato molto dai romani, che lo identificavano con i barbari e i britannici per via del colore dei loro indumenti. I greci usavano molto il blu per i templi, questo colore rappresenta la pace, il cielo, la magia.

 

Il verde è anche il simbolo della vita e della fertilità, il giallo-oro è il simbolo dello splendore solare, della sacralità. Il rosso è il colore della passione ma anche della guerra, della distruzione,degli inferi.

 

I colori più usati dagli egizi erano: il rosso, i bruni, i gialli, il nero, il bianco, rarissimi il verde e il blu.

 

Il colore rosso è spesso indossato da persone estroverse e vitali, il verde da persone miti e sincere, il blu da sensibili ed equilibrati, il nero da chi vuole apparire colto ed interessante, il bianco da perfezionisti ed idealisti, il giallo da persone attratte dalla filosofia, dalla religione e dalle ideologie, l’arancione da persone estroverse, il marrone da costanti e conservativi.

 

Moez Masoud

 

 

 

Moez oggi è un giovane egiziano di 29 anni, padre di due bambini, che ha raggiunto la popolarità nel canale televisivo Iqraa con i programmi sull’Islam “Parables in the Qur’an” e “Stairway to Paradise” in lingua inglese. Il suo accento è perfetto e parla la lingua in modo fluente. Il programma è seguitissimo dai musulmani di tutto il mondo, in particolar modo dai musulmani che non parlano la lingua araba. Moez è perfetto per un pubblico di giovani, musulmani e non musulmani: è intelligente, spigliato, moderno e spiega l’Islam in modo facile e chiaro. L’inglese l’ha imparato nelle scuole americane in Kuweit e in Egitto. È diventato un musulmano praticante ed equilibrato dopo aver vissuto lontano dall’Islam nel periodo della sua adolescenza: feste, droghe e alcool a volontà erano l’unica sua vera preoccupazione. L’incidente stradale che gli ha fatto vedere la morte da vicino è stato fondamentale, poiché gli ha aperto gli occhi di fronte alla realtà della vita, e gli ha fatto capire la sua importanza.Non si può giocare da incosciente con la vita, che è breve e può finire da un momento all’altro, inaspettatamente. Ha imparato ad apprezzarla e amarla come vero dono di Dio. Alcuni suoi amici sono morti nell’incidente stradale e questo l’ha segnato molto. Da quel momento il Corano è entrato veramente nel suo cuore.

Oggi è un giovane rinato… spiritualmente.

 

http://www.moezmasoud.com/index.html

 

Mamdouh

 

Il galateo arabo a tavola

Di Mamdouh

 

 

Lo sapevate che gli arabi consumano il pasto intorno ad un tavolo basso o a un grande vassoio rotondo? Il vassoio si chiama “siniyyah”.

Non esiste il primo e il secondo, ma un pranzo con diverse portate servite nello stesso momento sul tavolo. Sono seduti su cuscini o tappeti comodamente, non è scomodo, basta abituarsi. Questa è la Sunnah del Profeta Muhammad ma non tutti al giorno d’oggi la praticano. Spesso, soprattutto in città, gli arabi –musulmani e cristiani- consumano i pasti all’occidentale.

Prima di mangiare il musulmano dice “Bismillah Arrahman Arrahim” che significa “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso” e alla fine dice “el hamdulillah” che vuol dire “Lode a Dio”. Il musulmano usa le posate, oppure le mani, ed utilizza le tre dita della mano destra. L’ospite è trattato con grande riguardo, è un onore per gli ospitanti, che sono gentile ed accoglienti verso l’ospite, che si alzerà dal tavolo soddisfatto di tanta accoglienza ed altrettanta bontà di cibo.

Il buon musulmano mastica lentamente e bene, non fissa gli altri mentre sta mangiando, è maleducazione.

È giusto mangiare lentamente senza abbondare o buttare via il cibo, è peccato, il pasto deve essere consumato tutto, o conservato per la sera o il giorno dopo.

Mentre si mangia non si deva parlare di sciocchezza o male di qualcuno –questo anche nella vita quotidiana- e non si saluta con la mano mentre si mangia, solo dopo aver terminato.

Per l’ospite le migliori pietanze, anche le più semplici sono fatte e servite con amore.

Buon appetito

 

Ahmed Bukhatir

 

 

 

Molto bello il sito di questo cantante di nashìd, curato nei dettagli.

http://www.bukhatir.org/

Bukhatir per noi di etnomondi è nuovo ma in realtà ha già diversi album all’attivo. È famoso nel mondo arabo ed in particolare nel Golfo.

È nato a Sharjah –la data è ignota, potrebbe avere fra i 30 e i 35 anni- ed ha cominciato a cantare nel 1989. il suo primo album risale al 2001. Album come “Fartaqi”, “Samtan”, “Entasaf al Lail” e “Al Quds tonadeena”, - quest’ultimo con altri artisti- hanno riscontrato successo nel mondo.

La sua voce è molto delicata, i suoi video molto belli e curati, come “Last breath” in due versioni, “Forgive me” e “Zawjati- Dear my wife”.

Ahmed Bukhatir canta in arabo e inglese.

L’ultimo album è “Da’ani” del 2005.

Bello anche il sito inglese:

http://www.bukhatir.co.uk/

 

FIUMI DI VITA: IL NILO

 

 

Abbiamo parlato sin dai primi numeri di Etnomondi del Nilo, il fiume  considerato già dall’antichità il fiume per eccellenza, che aveva donato agli Egizi la terra e quindi l’agricoltura che ne dipendeva, ovvero la vita. In arabo il suo nome è Bahr el-Nil (?? ?????) o semplicemente El Bahr (“il fiume”).

Ricco di flora e di fauna, con una lunghezza di 6.671 Km, il Nilo è il fiume più lungo del nostro pianeta, anche se continuano le dispute col Rio Delle Amazzoni (vedi numero scorso).Nasce nell'Altopiano del Burundi, con il nome di Nilo Kagera (precisamente da uno dei suoi rami superiori, il Luvironza). Dopo un breve tratto nel Burundi il fiume entra in Tanzania e successivamente in Ruanda ed Uganda.

Il Nilo Kagera entra nel più grande lago africano, il Vittoria e ne esce quindi col nome di Nilo Vittoria, attraversando anche il Lago Kyoga. In seguito cambia nuovamente nome in Nilo Alberto (uscendo dall'omonimo lago), ed entra in Sudan prendendo il nome di Bahr el-Gebel, poi in Nilo  delle Montagne, che mantiene fino alla confluenza con il Nilo delle Gazzelle. Da questo punto viene chiamato Nilo Bianco e continua a dirigersi verso Nord fino alla capitale del Sudan, Khartoum, dove riceve le acque dal Nilo Azzurro, il suo principale affluente. Il Nilo Azzurro scorre per circa 1.400 km fino a Khartoum dove si unisce al Nilo Bianco formando finalmente il Nilo vero e proprio, che, con un percorso ondulato, raggiunge le terre d’Egitto.

In questo tratto si abbassa da 350 metri di altitudine a 95 m, attraverso una serie di 6 cataratte. Poco prima di entrare in Egitto il fiume si allarga per formare il Nasser, un lago artificiale nato con la costruzione dell’imponente seconda diga di Assuan.

Proseguendo sempre verso Nord, il Nilo bagna tutte le principali e storiche città egiziane, fino alla zona metropolitana di Il Cairo-Giza. Poco dopo inizia l'enorme delta di circa 24.000 km² (con i due rami principali Rosetta e Damietta), in una regione fertilissima e densamente popolata, fino alla foce nel Mar Mediterraneo. 

Molti furono gli esploratori europei del Nilo, che tentarono di scoprire il mistero delle sue famose sorgenti, sinonimo di “origine di tutto”: si ricordano John Hanning Speke , un inglese che raggiunse il lago Vittoria nel 1858 e le cascate Ripon nel 1862, Samuel White Baker , inglese, che avvistò il lago Alberto nel 1864, e un tedesco, Georg August Schweinfurth, che esplorò, tra il 1868 e il 1871, gli affluenti occidentali del Nilo Bianco. Anche l’inglese Henry Morton Stanley , che, nel 1875, circumnavigò il lago Vittoria, identificò il fiume Semliki nel 1889 e raggiunse il lago Edoardo  e il massiccio del Ruwenzori.

Il Nilo, principale fautore dello sviluppo della civiltà egizia, è oggi mèta di crociere, e la Dahabeya (“barca dorata”, in memoria delle sfarzose navi antiche) è una delle catteristiche imbarcazioni utilizzate per le famose crociere turistiche sul fiume, in questo caso per i clienti più facoltosi.

Bab Zuweila

 

Il Bangladesh e l’India dei Moghul

Il Bangladesh – significa “La nazione del Bengala”- è situato alla foce del fiume Gange, lungo 298 Km, è un paese di pianure tra i fiumi che discendono dall’Himalaya. Questo paese ha raggiunto l’indipendenza nel 1971, quando ci fu la secessione del Pakistan orientale da quello occidentale.

 

Un tempo il Bangladesh faceva parte del Pakistan, e si chiamava proprio Pakistan Orientale, fino al dicembre del 1971.

144.319.628 sono gli abitanti e Dacca è la capitale. Il bengali è la lingua ufficiale, l’83 % della popolazione è musulmana, il 16% è hindu e il resto è cristiana, buddista o animista. In questo paese c’è produzione di riso, tè, spezie, canna da zucchero ecc. La tigre del Bengala si trova nella foresta del Sundarbans e moltissime sono le specie di uccelli.

L’Islam nel Bangladesh arrivò nel 13°secolo. Nel 1206 nacque il sultanato del Delhi che si estese dalla valle del Gange al Daccan.

Fu con Babur -principe turco/mongolo, proveniente dall’Asia centrale-, che nacque la nuova dinastia dei moghul, -termine persiano-, che indica gli stranieri venuti dal nord. Inizia così l’impero dei moghul in India. Era l’anno 1526. Babur sconfisse il sultano di Delhi, Ibrahim Lodi nella battaglia dei panipat. L’impero dei moghul segnò la storia dell’India per oltre 3 secoli, il regno di Babur durò solo 4 anni, e si estese in Afganistan, Kashmìr, Punjab, Bihar e Malwa. Babur era un guerriero non un politico, ed era tollerante anche con chi non era musulmano. Morì nel 1530. Il figlio Humayun “il fortunato” nato a Kabul nel 1508 prese le redini dell’impero immenso ma fragile.

Era di un carattere buono e divideva il potere con i fratelli Kamran, Askari e Hindal. Sconfitto dall’afgano Sher Shah Sur (1540-1545), nella battaglia del 1540, Humayun abbandonò l’India settentrionale e si rifugiò a Lahore. Riconquistò l’impero passati 30 anni. Il giovane Akbar completò l’opera di Humayun conquistando molti territori e afferrando l’autorità moghul con una grande organizzazione politica e un’amministrazione mai avuta in precedenza. Era l’anno 1556. Il 20 Ottobre 1567 l’esercito del Gran Moghul sferrò un attacco nel Rajasthan, l’anno dopo ci fu uno scontro sanguinoso tra indù e musulmani vinto da questi ultimi.

L’India settentrionale era ormai sotto il dominio dei moghul, Akbar si spinse verso sud. Non ha mai fatto la così detta “guerra santa”, ovvero “jihad”, contro gli infedeli, e la prova è che ha fatto costruire un numero limitato di moschee. Nel 1585 Akbar si stabilì a Lahore, abbandonando Fatehpur. Desideroso di armonia migliorò i suoi rapporti con gli indù e con i rajput, adottando persino alcune usanze. Akbar considerò le espressione artistiche molto importanti per il suo impero: lavorazioni in legno, madreperla, oro, pietre preziose, tappeti, prodotti tessili…non dimenticando l’importanza dei fabbricanti di carta, rilegatori, doratori, calligrafi e pittori, per libri di poesie, biografie a richiesta dell’imperatore quasi analfabeta.

Nel 1577 l’imperatore attraversò una crisi mistica, che lo portò al sufismo. Akbar decise di cacciare gli invasori portoghesi. Il Gran Moghul morì il 27 Ottobre 1605, dopo 50 anni di regno. I successori di Akbar lasciarono che il potere si sgretoli nelle loro mani. E’ la metà dell’ottocento, l’India è nelle mani dei britannici.

Il famoso Taj Mahal è stato fatto costruire nel 1632 dall’imperatore dei moghul Shah Jahan per la morte di sua moglie Mumtaz Mahal, ed è una prova d’amore per la consorte scomparsa. Il Taj Mahal che si trova ad Agra in India è edificato in fondo a un giardino (4 minareti che circondano la tomba di Mumtaz, completano l’insieme architettonico slanciato verso il cielo). Si trova anche una moschea per pregare.

Nel 1858, dopo l’invasione degli inglesi, l’ultimo sovrano moghul Bahadur Shah, esiliò in Birmania dopo essere stato arrestato per tradimento ed incitamento alla ribellione, i suoi eredi sono stati messi a morte.

Fu così la fine di un grande impero.

 

TRACCE SULLA SABBIA

FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA

 

 

 

Buone e cattive notizie amici del cinema: vanno di moda i festival, ma, mentre sembra difficile avere a Milano la quarta edizione di Anime Giapponesi, almeno per quest’anno (ci vorrebbero degli sponsor, più concretezza nell’organizzarlo, magari in stile festival più che breve rassegna, e spazi più grandi), leggiamo sui giornali che Milano avrà un festival di cinema indiano tra maggio e giugno, e a settembre il Milano Doc Festival avrà proprio l’India come nazione ospitante. I numeri della produzione indiana sono notevoli: all’anno vengono prodotti tra gli 800 e i 1000 film con 25 studi di produzione e ben 12.000 sale cinematografiche. Consigliamo il sito Bollywood Movie Database:  www.bollywood.de.

                                              

KAMIKAZE GIRLS (Shimostuma Monogatari) commedia, Giappone, 2004, di Tetsuya Nakashima, durata: 104’. Con:  Kyoko Fukada , Anna Tsuchiya , Hiroyuki Miyasako. Distribuzione: One Movie /01. Curioso film che parla dell’amicizia casuale tra Momoko e Ichiko, due ragazze diversissime tra loro, nel Giappone di oggi: la prima segue la moda “lolita”, mentre la seconda è mascolina e fa parte di una gang di motocicliste.  Una commedia adolescenziale stile manga con qualche buona trovata, ma non comprensibile per tutti. Inutile e fuorviante il titolo italiano.

 

DONDURMAM GAYMAK (Dondurmam Gaymak) commedia, Turchia, 2006, di Yüksel Aksu, durata: 113’.Con: T.Ozdemir. Distribuzione: Özen Film. Il film che in questo momento va per la maggiore in Turchia, una satira che gioca sugli spunti offerti dall’incrocio fra globalizzazione e culture locali. Un gelataio artigianale combatte contro le multinazionali.

 

SAMSARA (Samsara) romantico, Germania/India, 2001, di Pan Nalin, durata: 138’. Con: Shawn Ku, Christy Chung. Distribuzione: Fandango. Un film poetico ambientato nel Kashmir a 4500 metri, tra meditazioni, illuminazioni spirituali, monasteri e tentazioni della carne. Un film un po’ lungo e sontuoso, ma merita una visione.

 

LEZIONI DI VOLO (Lezioni di volo) drammatico, Ita/Ind/GB/Fra,2006, di Francesca Archibugi, durata: 106’ . Con: Giovanna Mezzogiorno, Flavio Bucci, Roberto Citran, Anna Galiena. Distribuzione: 01. Un film sull’iniziazione alla vita adulta di due ragazzi diciottenni che partono per l’India alla ricerca della loro natura. Importante l’incontro con un’immagine diversa delle terre che si aspettavano. Un film vitale e interessante, a sorpresa, tra le recenti uscite.

 

LAST MINUTE MAROCCO (Last minute Marocco) commedia, Italia,2006, di Francesco Falaschi, durata: 88’ Con: Nicolas Vaporidis, Maria Grazia Cucinotta, Valerio Mastandrea. Distribuzione: 01. Un rocambolesco viaggio musicale e sentimentale organizzato da un gruppo di ragazzi dopo la scuola. La madre di uno di loro, preoccupata, convincerà l’ex marito a mettersi sulle tracce dei ragazzi per riportarli a casa. Un nuovo film girato in parte a Roma e in parte nei posti più belli del Marocco.

 

BARAN (Baran) drammatico, Iran, 2001, di Majid Majidi, durata: 94’. Con: Zahra Bahrami, Hossein Abedini. Distribuzione: Buena Vista. Un film visto anche da noi, sulla condizione degli afgani in Iran e sull'amore fra due giovani con gli ostacoli che dovranno superare. Una ragazza si finge maschio per lavorare in un cantiere al posto del padre infortunato. http://www.cinemajidi.com/baran/

 

NESSUNO SA (Daremo shiranai) drammatico, Giappone, 2004, di Hirokazu Koreeda, , durata: 141’. Con: Yuuya Yagira, Ayu Kitaura, Hiei Kimura. Distribuzione: Bandai Visual Co. Inedito da noi e visto al Festival di Cannes, dove il regista si era già fatto notare con “Distance”. Una triste storia ispirata a un reale e recente fatto di cronaca. Quattro figli tenuti nascosti da una donna e mai registrati all’anagrafe, dovranno cavarsela da soli dopo la sparizione della madre.

 

CANTANDO DIETRO I PARAVENTI (Cantando dietro i paraventi) drammatico, Italia ,2003, di Ermanno Olmi, durata: 100’. Con: Jun Ichikawa, Bud Spencer, Sally Ming Zeo Ni. Distribuzione: Mikado. E' la storia della celebre Ching, una donna pirata cinese e di un giovane studente occidentale, finito in un posto sconosciuto. In questo curioso film del maestro Olmi, pellicola fuori dagli schemi, c’è anche un inedito Bud Spencer.

 

VIVERE! (Huozhe) drammatico, Hong Kong, 1994, di Zhang Yimou, durata: 125’. Con: Ge You, Gong Li, Niu Ben. Distribuzione: Columbia. Abbiamo parlato dell’omonimo romanzo di Yu Hua da cui è stato tratto, sul lontano N.5.La capacità di sopportazione di una famiglia, nonché delle sue esperienze terribili, attraverso quarant'anni di storia cinese in uno dei film che hanno fatto scoprire Yimou in occidente.

 

LURLO DELLE FORMICHE (Scream of the ants), drammatico, India, 2006, di Mohsen Makhmalbaf, durata: 85’. Con: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi, Karl Maass. Distribuzione: BIM. Il regista iraniano Makhmalbaf, nostra vecchia conoscenza, si trasferisce in India per esplorare col consueto stile raffinato, il conflitto tra scetticismo e fede. Il viaggio di nozze in India di una coppia (lui ateo, lei credente) si trasforma in un viaggio spirituale.

 

CURSED (Chô Kowai Hanashi A - Yami No Karasu), horror, Giappone, 2004, di Yoshihiro Hoshino, durata: 81’.Con: Osamu Takahashi,Susumu Terajima. Distribuzione: 01. In Giappone i mini-market aperti 24 ore su 24 vengono chiamati "conbini" (vedi News from... di questo numero). Uscito da noi recentemente solo in dvd, narra di uno di questi, che è il fulcro di una massa di forze maligne paranormali... Interessante per gli appassionati del genere, peccato per l’edizione italiana doppiata veramente male. Curiosità: il titolo originale, tradotto letteralmente, sarebbe: “Super Storia della Paura A - Il Corvo delle Tenebre”.

 

COMPITI A CASA (Mashgh-e shab), documentario, Iran, 1989, di Abbas Kiarostami, durata: 86’.Non distribuito da noi e interpretato da alunni ed insegnanti della Shahid Masoumi School, è un film-documentario in 16mm dedicato ad interviste con i bambini e alle loro reazioni di fronte ai compiti.

 

AFRICA PARADIS (Africa Paradise), commedia, Fra/Costa D’Avorio, 2006, di Sylvestre Amoussou, durata: 86’. Con: Stéphane Roux, Eriq Ebouaney. Distr.: Métis. Commedia fantapolitica su un “mondo alla rovescia” che sta spopolando in Francia. Come andrebbero le cose se fosse l’Africa la superpotenza e i bianchi gli immigrati e i discriminati? Questo film è passato con successo anche al recente Festival del Cinema Africano di Milano con grande riscontro di pubblico e di favori.

 

CINQUE DITA DI VIOLENZA (Tian xia di yi quan), azione, Hong Kong, 1974, di Chang-hwa Jeong, durata: 104’. Con: Lieh Lo, Ping Wong. Distr.: Pic-Dear. Violento (già dalla locandina) e interessante precursore dei film di arti marziali di Bruce Lee che spopolavano negli anni ’70 (chi si ricorda un’ affollata “prima mattutina” di “Dalla Cina con furore” al Cittanova, quartiere Giambellino di Milano, con tutti i balordi della città?). L’immancabile e onesto campione di arti marziali prima sopporta, poi si vendica della solita banda di cattivi.

 

LISOLA (Seom), drammatico, Corea Del Sud, 2000, di Kim Ki-Duk, durata: 85’. Con: Suh Jung, Kim Yoo-Suk. Distr.: Myung Film Company  Una storia d'amore folle e autodistruttiva che si svolge su barche e case galleggianti in una routine placida e straniante. Uno dei film del minimalista Kim Ki-Duk non distribuiti in Italia ma presenti solo nei festival e nella programmazione notturna tv, in lingua originale sottotitolati in italiano.

 

PYAASA (Pyaasa), drammatico, India, 1957, di Guru Dutt, durata: 146’. Con: Mala Sinha, Guru Dutt. Distr.: G.Dutt Films Pvt.Ltd. Un film classico, ma anche un classico “polpettone” di Bollywood, oscuro e sontuoso, non per tutti. I problemi quotidiani di Vijay, giovane disoccupato amante della poesia.

 

LE FERIE DI LICU (Le ferie di Licu), documentario, Italia, 2006, di Vittorio Moroni, durata: 96’. Con: Md Moazzem Hossain, Fancy Khanam, Giulia Di Quilio. Distribuzione: Myself Cinema. Un documentario dedicato a uno dei tanti immigrati integrati nel nostro paese: il giovane Licu, dal Bangladesh, è costretto a tornare in patria per sposarsi, quindi prende alcune settimane di ferie. Il matrimonio è stato combinato ma gli imprevisti sono tanti. Una pellicola coraggiosa e fuori dagli schemi,fuori in questi giorni. www.leferiedilicu.it


 

GODZILLA

 

 

 

Godzilla è, insieme a King Kong, il mostro più famoso dello schermo, colui che ha colpito l’immaginario collettivo con la sua furia devastante contro l’umanità, nonostante le ingenue (per oggi) scene dell’uomo in tuta da dragone che si aggira tra i modellini dei palazzi sputando fiamme: in alcune scene era lo stesso produttore Tomoyuki Tanaka ad entrare nel costume di Godzilla!

Questo mostro ha inaugurato il genere Kaiju Eiga (cinema dei mostri), è protagonista di ben 29 film ufficiali e di moltissime imitazioni. I film ufficiali giapponesi sono suddivisi in tre ere distinte: Showa, Heisei e Millennium.

Notevole l’impatto di questo dinosauro (o gojirasauro, nome immaginario della sua specie) dalla sua prima apparizione nel film omonimo del 1954 di Ishirô Honda.

In realtà l’idea del personaggio nacque come remake del film americano “Il risveglio del dinosauro” (1952), che, a sua volta, era un seguito del remake di “King Kong” (1952). In Italia arrivò l’immancabile remake americano, Godzilla (“Godzilla king of the monsters”), del 1956, con diversi tagli. Recentemente (1998) c’è stato un ennesimo, fiacco, remake americano per le nuove generazioni. Inizialmente Godzilla doveva essere una piovra, idea poi accantonata per far posto a un simil-tirannosauro. Il suo nome giapponese è Gojira, dal nomignolo di un corpulento dipendente della casa di produzione Toho, che era soprannominato proprio così, un misto della parola occidentale gorilla e del termine giapponese kujira, che significa balena.

Nei vari film, il mostro preistorico viene puntualmente risvegliato e mutato dalle radiazioni emanate da test nucleari americani che hanno investito l’isola del Pacifico dove viveva, e, nutrendosene, diviene un pericolosissimo anfibio radioattivo che rade al suolo Tokyo con la sua devastante furia. La minaccia che arriva dal mare sta alla base della cultura giapponese. Interessante il messaggio ecologista e antimilitarista e (perché no?) anche antiamericano che è alla base di questi film,specialmente il primo. Successivamente Godzilla, nei vari film, verrà risvegliato, clonato, affronterà, oltre agli uomini, molti altri mostri, anche spaziali e preistorici, e suoi stessi cloni, anche robotici, ecc.

Al posto dello stomaco Godzilla possiede una ghiandola al plasma che è all’origine del raggio che emette dalla bocca, ovvero la sua principale arma. In questa ghiandola infatti si verifica una reazione nucleare che fa salire il plasma lungo l’esofago, scaricando l’energia in eccesso attraverso le pinne dorsali (che quindi fungono da valvola di sicurezza) illuminandole. A quel punto il raggio è pronto per essere lanciato.

Ultima curiosità: il verso di Godzilla viene ottenuto col riverbero del suono di un contrabbasso unito a quello di una corda da strumento di un'ottava sotto la norma e strofinata con un guanto di cuoio grezzo. Lunga vita al mostro!

 

 

 

RISTORANTI ETNICI


 

 

Ä       CASABLANCA STOCK HOUSE Siamo stati un po’ in zona Monza ultimamente, per recensire alcuni ristoranti come questo tipico marocchino con richiami alla vita nel deserto. Interessanti i piatti. Fine settimana con musica dal vivo. In Via Lecco 162, zona Parco.

 

Ä       MEZCALITO Meglio prenotare prima di andare in questo “gettonato” ristorante in zona Staz.Centrale a Milano (Via Copernico,8). Cucina messicana, happy hour, musica: latina,anni ’70-’80, world music. Fortunatamente, uno dei pochi aperti anche per pranzo.

 

Ä       ZERO Recente l’apertura di questo locale sorto a Milano in C.so Magenta 87 (zona S.ta Maria Delle Grazie) sulle ceneri della storica salumeria-rosticceria Vaccarone. Propone cucina giapponese autodefinita “contemporanea”. Non siamo ancora riusciti ad andarci: bisogna prenotare con settimane di anticipo, un po’ troppo! E poi il servizio è da migliorare, ci hanno detto troppo lento e goffo, peccato perché i piatti sono interessanti.

 

Ä       EL CUBANITO Si trova a Napoli, è un locale dove si cena (dal mercoledì al sabato) con piatti interessanti ma un po’ piccanti della cucina tropicale. E’anche uno scatenato disco-bar. In Via Bellini, 25, chiuso la domenica.

 

Ä       ASMARA Ne parliamo per la prima volta, incredibile! E’ uno storico ristorante eritreo a Milano, non molto grande e con il pregio che il tutto viene preparato al momento. Si mangia più che altro carne, ma c’è anche il cous cous e gli altri piatti della cucina dell’ Eritrea. Musica locale diffusa. In zona Staz. Centrale, Via Lazzaro Palazzi, 5. Manchiamo da troppo, ci torneremo!

 

Ä       TOKYO Al Tokyo, ristorante-take away nipponico con piastra a vista, trovate i piatti tradizionali e il sushi come specialità. A Monza (MI) Via G.Ferraris, 3.

 

Ä       LA PEÑA DE POCHO Da non confondere col “quasi omonimo” di P.ta Venezia (vedi Etnomondi 18), questo locale milanese piuttosto economico di Via Amedeo 78 è un'autentica “peña”, ovvero l'osteria con musica dal vivo dove passano la serata i peruviani della costa.

 

Ä       SUSHISEN Aperto da poco, il giapponese Sushisen vanta i cuochi della scuola del famoso Nobu. Fa da ristorante e sushibar ed è già molto frequentato. A Roma, Via Giulietti 19.

 

Ä       OSAKA Altro giapponese a Roma (Via Carlo Felice 29/31) è questo Osaka, abbastanza economico e in posizione centrale. Ottimo il menù, con tantissimi piatti tipici del Sol Levante e le ultime novità create nei ristoranti giapponesi internazionali.

 

Ä       EL PAISANO Sorto da poco al posto di un ristorante arabo, se non ricordiamo male, questa rosticceria-take away peruviana a Milano in zona Loreto (Via Paisiello 5) offre tutte le specialità della “cocina peruana” a prezzi popolari, ma attenzione al giorno di chiusura: mercoledì!

 

Ä       EL PUERTO CHALACO Ristorante peruviano molto frequentato, con atmosfera informale, orario continuato (ottima idea) e le specialità tipiche del paese. Si trova in Via Conegliano 5 (tra le vie Padova e Leoncavallo) a Milano.

 

Ä       MI PERU’ Stessa gestione del Puerto Chalaco si trova in Via Varallo 1 (zona Cimiano) a Milano e presenta una curiosa particolarità: si possono provare alcune specialità cino-peruane, ovvero piatti cinesi rielaborati secondo la tradizione sudamericana. Non si tratta di un'improvvisazione, ma di un filone gastronomico tutto particolare. Non lo sospettavamo ma in Perù, infatti, vive una delle più grandi comunità cinesi del mondo!

 

Ä       AOYAMA Sushi, sashimi, zuppe e paste per questo vario ristorante giapponese che fa anche da take away. Non si spende molto, ci sono anche dei convenienti menù fissi (solo a mezzogiorno). Zona Porta Romana a Milano, V.le Monte Nero 25.

 

Ä       SINGAPORE Un po’ sopra la media dei classici ristoranti cinesi, questo Singapore, dove si mangia bene e le ricette sono originali. In Via Foppa, 40, non lontano da P.zza Napoli, a Milano.

 

Ä       VILLAGE BRASIL Brasiliano in zona Niguarda a Milano, via Murat, 21 - presso Ata Hotels Contessa Jolanda, ha aperto a ottobre 2005. Ristorazione innovativa e di qualità. Interessanti i menù e i buffet. Belle le idee di prenotare on line e di avere uno spazio dedicato ai bimbi. www.villagebrasil.it

 

Ä       MOO E’un nuovo, piccolo locale che offre cucina giapponese anche da asporto, previa prenotazione. Discreto e accogliente, non delude. A Milano in Via Monte Rosa 20 (zona Amendola-Fiera).

 

Ä       CARRETAO’S Cucina brasiliana a Monza (San Fruttuoso), Via Risorgimento, 1. Classiche magnate di ottima carne, occhio a non eccedere! Solita chiusura settimanale di lunedì.

 

Ä       MY GEISHA Ennesimo sushi-bar e ristorante giapponese, non è male, perlomeno è tranquillo e discreto. Gestito e frequentato da una clientela giovane, a Milano, Bastioni di Porta Volta, 9. Di recente apertura, anche il sito è ancora in fase di costruzione: www.mygeisha.it.

 

Ä       INDRANI E’ un nuovo ristorante indiano che ha preso il posto di un cinese. Deve ancora migliorare, offre piatti da varie zone del paese, i prezzi sono abbordabili. Il nome significa “regina del mondo”. Milano, C.so Sempione,88.

 

Ä       SORAYA Abbiamo scoperto che a Nervi (GE) c’è questo locale con cucina persiana, interessante! Qualcuno ci puo’ dare qualche informazione sui piatti? In Via Oberdan 22-24 R. Apre solo alla sera e chiude al martedì.

 

Ä       SARLA Trovate questo nuovo ristorante indiano nel centro di Milano (Via Stampa,4, zona Via Torino): offre ricette del nord del paese, meno piccanti rispetto alle altre zone. Il nome significa “virtuosa semplicità” e la cucina è a vista.

 

Ä       LA PERLA D’ORO Chiudiamo con questo cino-giapponese di P.zza Grandi,22 a Milano, zona Vittoria, che abbiamo provato dopo tanti rimandi. Interessanti ed economici i menù giapponesi di mezzogiorno. C’è anche la barca con i vari sushi e tonni, poi vari piatti cinesi. La cucina non è pesante e sazia. Locale rinnovato, informale e minimalista, all’orientale, e personale efficiente che parla bene l’italiano, tranne una cameriera che fa un po’ di confusione. In sottofondo musica lounge che non disturba. Curiosa la ricevuta che ci hanno rilasciato che indica: Ristorante Cinese Jin Zhu Jiu Lou, forse il vecchio nome del locale.

 

MOSTRE E RASSEGNE

 

“La Bellezza Femminile nell'Antico Egitto” Svoltasi dal 21/12 al 9/4 a Milano, a Palazzo Reale. Nove sezioni e oltre 100 rari e preziosi oggetti provenienti da prestigiosi musei, oltre ad olii, essenze ed unguenti che ricreano l’atmosfera di quel tempo e svelano i segreti della  bellezza.

Per conoscere la donna egizia nelle sue vesti di regina, sacerdotessa, moglie, amante, padrona della casa e anche di dea. “Nefer” sempre a Palazzo Reale (dal 27/1 al 9/4) è un’altra sezione dedicata alla donna dell’antico Egitto.

“La condizione femminile nel mondo antico” Sempre la figura della donna, con analogie e differenze nelle varie civiltà al Museo Archeologico di Milano dal 9/3 al 28/11 con reperti che illustrano la figura della donna dal mondo egizio a quello alto-medievale.

 

"Turchia - 7000 anni di storia" In rassegna settemila anni di storia e cultura: reperti simbolici delle varie civiltà del territorio anatolico, provenienti da quattro grandi musei turchi. A Roma, al Quirinale, Sala Delle Bandiere, dall’11/1 al 31/3.

 

“Australian Colours” Si è svolta a Milano, Casello Ovest di Porta Venezia, dal 30/1 al 25/2: una mostra di arte aborigena contemporanea ispirata al passato e utile per noi occidentali di oggi.

 

 “Alì Bumaye!” Interessante spettacolo teatrale a febbraio al Teatro Blu di Milano. Monologhi e musica dal vivo per un’ Africa proiettata verso la modernità attraverso gli occhi di un 13enne che vede la famosa sfida tra M.Alì e Foreman a Kinshasa (Zaire) quel 30/10/74.

 

“Beauty Asia” si svolge a Singapore in questo periodo: è un festival in gran parte dedicato alle decorazioni artistiche sul corpo, in particolare a quelle su unghie e mani, dipinte nei modi più bizzarri da artisti provenienti da tutta l’Asia.

 

“Señor De Los Milagros” è una festa cattolica importata anche a Milano dalla numerosa comunità peruviana. Si è svolta a novembre, come ogni anno. Si tratta della devozione per un’icona, unico superstite di un terribile terremoto che devastò Lima nel 1655. Dalle macerie emerse intatto un fragile muro sul quale uno schiavo angolano aveva dipinto Gesù Crocifisso. Seguirono altri terremoti e l'affresco non fu mai scalfito.

 

Maimuna Quest’artista pakistana che vive e lavora in Italia, attraverso le sue opere ci parla della condizione delle donne senza voce attraverso l’utilizzo di materiali di recupero. Le sue prossime mostre tra marzo e maggio a: San Donato (MI), Gubbio (PG) e Macerata. http://www.maimuna-art.com/index_ita.html

 

“Il bello, l'arte e la scrittura” è un viaggio intellettuale di pittura e scrittura dall' Europa, alla Russia, fino alla Cina e al Giappone per scoprire il senso della bellezza artistica. A Villa Borromeo dal 7/4 al 31/7.

 

 

METROPOLI MULTIETNICA


 

Rieccoci con l’appuntamento della Milano multietnica ma non solo…Per le pubblicazioni, ricordiamo, dal passato, la rivista World Magazine della Hyde Park Publications, nata nel 1987 e distribuita dapprima in Inghilterra, poi internazionalmente. Con collaboratori anche molto giovani, era ben fatta ma cesso’ di vivere, purtroppo e inspiegabilmente, pochi anni dopo essere stata acquisita dalla BBC, nonostante il successo. Si occupava, un po’ come noi, di mondo etnico, storia, natura, scienza, astronomia, antropologia, viaggi, ambiente, ecc. Il tutto in inglese.

Esplendido Mundo è un mensile di notizie dal mondo del ballo latinoamericano con cd allegato, lo trovate in edicola. Traveller è una nota rivista di viaggi che trovate sempre in edicola, spesso si occupa di argomenti etnici.

Se cercate i mitici jeans push up, li trovate da Fashion Caribe,  un piccolo negozio di abbigliamento femminile in pieno centro (Via F.Sforza,4). E’aperto da pochi mesi e tutto proviene dall’America Latina, molti gli sconti e le occasioni.Arredamento etnico e coloniale dalla Tailandia e dall’Oriente? Eurasia Import di Roma vende esclusivamente all’ingrosso previa registrazione al sito: http://www.eurasiaimport.it/.La Pharmacia Della Via Durini è un negozio etnico in pieno centro a Milano (Via Durini, 24): vende oggettistica e arredamento orientali. Oriente Store in C.so Di Porta Vittoria, 40/d è un negozio d’abbigliamento femminile e oggettistica di stile orientale. Tokaido Futon (Via Palazzo Reale, 5, Milano e Via S.Teresa, 5, Torino) offre diversi sconti, per gli amanti dell’arredamento giapponese. www.tokaidofuton.it . Per chi cerca massaggi tradizionali tailandesi (quelli seri…), un antico metodo per rilassarsi e curare malattie e dolori, a Milano hanno aperto diversi centri, eccone tre: Hat Thai (in Via Compagnoni, 24 e in P.zza Duca D’Aosta, 16) e Hattaya (Bastioni Di Porta Volta, 5).

Se non potete fare a meno della vera musica reggae, è nata la serata della domenica all’ Olinda – Spaziokambusa in Via Ippocrate 45, ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini. Al vicino Tam Tam (Via Ippocrate 3) ogni domenica si ballano le danze tipiche peruviane con orchestra: il locale è un circolo multietnico con tessera obbligatoria aperto ogni sera dal mercoledì al sabato. Dispone di bar, discoteca e spazio per concerti live. Al Wall Street, discoteca per ultratrentenni in C.so Buenos Aires 33 (Galleria Puccini) ogni fine settimana musica latina con clientela sudamericana. Al Fellini Village ci sono vari eventi e serate, non manca la musica latinoamericana: Autostrada Milano-Genova Uscita Binasco. Il Cafè Teatro Cabaret Nobel (Via Ascanio Sforza,81) è un discopub-teatro dove si balla anche musica dominicana. Un locale molto bello e dal gusto molto etnico è sicuramente il Siddharta Buddha Cafè, ma qui non trovate molta tranquillità, è un affollato locale alla moda anche piuttosto caro, si trova di fronte all’Arena, in V.le Elvezia 4. www.siddhartacafe.com

Tangopuro è una scuola di cultura argentina dove si tengono corsi di tango. Via Cadolini, 37. http://www.alejandrotango.net/

Tenete sempre d’occhio i molti corsi per il tempo libero (quasi sempre serali) che si svolgono in varie scuole  a cura dell’ Associazione L.E.S. con il patrocinio del Comune di Milano.Tra quelli che ci interessano: danze caraibiche, danza del ventre, shiatsu, storia delle religioni, tai chi chuan, yoga e tango argentino. Per informazioni: http://www.associazioneles.it. Associazioni: a Torino c’è il Centro Oriente, a Milano l’ Istituto Italo Cinese e a Roma l ‘Istituto Giapponese di Cultura in Roma che organizza anche una rassegna dedicata al regista visionario Sogo Ishii: http://www.jfroma.it/

 

LE PORTE DELL’ORIENTE

IL VIETNAM

 

Sinonimo, per molti, solo di povertà e devastante guerra, il Vietnam è in realtà uno dei paesi orientali più interessanti, ricco di bellezze, di paesaggi molto diversi tra loro, e di vari parchi nazionali. Prevalentemente montuoso e collinare, si trova nell’Asia sudorientale lungo la costa orientale della penisola indocinese, e confina a nord con la Cina e a ovest con il Laos e la Cambogia, paesi di cui parleremo nei prossimi numeri. A est e a sud si affaccia sul Mar Cinese Meridionale, che tra l'isola cinese di Hainan e il nord del Vietnam forma il Golfo del Tonchino. A sud per un breve tratto il Vietnam si affaccia sul golfo del Siam. I fiumi principali che attraversano il paese sono il Mekong e il Fiume Rosso, parleremo anche di questi nei prossimi numeri di Etnomondi. Le religioni principali sono il buddhismo e il taoismo, la lingua è il vietnamita, lingua monosillabica a sei toni; la lingua khmer è diffusa nelle zone interne e il francese è parlato da una minoranza. L’agricoltura è molto più diffusa rispetto all’industrializzazione, che si è sviluppata solo di recente. Si coltiva principalmente il riso, diffusa è anche la pesca. Sono ben 500 i piatti tradizionali, dalle ricette vegetariane a piatti un po’ più…indigesti per noi occidentali! Il turismo è in crescita e si sta sviluppando solo negli ultimi anni. Molto importanti le università: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il 94% della popolazione adulta è alfabetizzata. La vita culturale vietnamita ha subìto le influenze cinesi fino alla dominazione francese del XIX secolo, che ha introdotto nel paese elementi della cultura occidentale.

 

La storia è plurimillenaria: il Vietnam fu sottoposto per più di mille anni al dominio di varie dinastie imperiali cinesi, e, in tempi più recenti, fu spesso sotto il dominio francese.Il Vietminh, il fronte per l’indipendenza, ha portato alla successiva divisione in Vietnam del Nord e del Sud. Gli Stati Uniti intervennero a favore del Sud, contro il tentativo d’espansione dei Vietcong del Nord comunista. La devastante guerra che iniziò negli anni ’60, terminò a metà dei ’70 con la sottoscrizione della pace e la creazione dell’attuale repubblica socialista . Ora il Vietnam guarda avanti: il pesante e disastroso passato di guerra deve restare come monito per le prossime generazioni.

Hanoi (in scrittura Ch? Qu?c Ng?, Hà N?i; in scrittura Ch? Hán) è la capitale. Nel periodo tra il 1954 e il 1976 è stata la capitale della Repubblica Democratica Popolare del Vietnam (Vietnam del Nord). Sorge sulla riva destra del Fiume Rosso, e dista 130 km dalla sua foce nel Golfo del Tonchino. Le altre città importanti sono: H? Chí Minh City (l’ex Saigon), Da Nang e Hai Phong. A Saigon si trovano moltissime pagode dedicate al culto buddhista e all’Imperatore della Montagna di Giada.

Interessante l’antichissima cultura del paese, che, nel corso dei secoli si è arricchita con l’influenza filosofica e tradizionale del buddismo, del confucianesimo, del taoismo ed anche del cristianesimo. Per quanto riguarda l’arte, sono tantissime le forme musicali, teatrali e anche scultoree (spesso religiose) e famosi sono i dipinti tradizionali su seta.

 

 

IL FASCINO DEL MISTERO

GLI ONI

Gli Oni sono tipiche creature che fanno parte della cultura spirituale e della vasta mitologia folkloristica giapponese; sono, in pratica, spiriti maligni, un misto di orchi, diavoli e demoni, ma con diverse differenze rispetto a quelli occidentali. In genere, sono riconosciuti come guardiani degli inferi e torturatori degli uomini, ma sono anche manifestazioni viventi di varie emozioni negative, come la vendetta, la gelosia e la tristezza e altro, e, già dall’antichità, anche la paura e il pregiudizio verso lo straniero che si manifesta in forma di mostro (Oni). Anticamente, però, erano ritenuti più che altro esseri benevoli, difensori e portatori di felicità (i Kami), ma con l’avvento del buddhismo giapponese, che importo’ parte della demonologia indiana.. le cose cambiarono.

Spesso sono rappresentati con corna e zampe, proprio come in molte altre culture, compresa la nostra. Il loro aspetto e il loro colore possono variare: in genere sono umanoidi, a volte portano una mazza ferrata, simbolo di invincibilità. Hanno artigli taglienti, capelli lunghi e scompigliati, due lunghe corna e due o più occhi. Si trovano anche nell’arte, nella letteratura e nel teatro.

Curiosità: molti edifici giapponesi hanno indentazioni a forma di "L" in questa direzione per tenere lontani gli Oni, altri hanno sul tetto delle tegole con rappresentate facce di Oni per tenere lontana la sventura, un po’ come i nostri gargoyle.

Per i giapponesi, gli Oni sono creature sia misteriose che affascinanti, esistono infatti diversi tipi di Oni, queste sono solo alcune delle espressioni tipiche che ne utilizzano il termine:

 

Oni-musha (guerriero Oni): indica uno spietato guerriero o una persona valorosa

Oni-baba (vecchia Oni): una donna malvagia

Oni-kohchi (allenatore-Oni): un allenatore (sportivo) molto severo!

Fare il bagno quando l’Oni è andato via: frase che potrebbe essere tradotta con la nostra “quando il gatto non c’è, i topi ballano...”

Un Oni con un bastone di ferro: un invincibile

Il rapporto tra gli umani, i Kami e gli Oni è come una battaglia a tre.

Gli Oni formano un cerchio che non può essere spezzato, che gira in circolo nelle menti delle persone.

Lacrime negli occhi di un Oni: persino la persona più malvagia prova dei sentimenti.

 

 

 

VOCI DAL NILO

I LIBRI CONSIGLIATI

 

 

 “Induismo e modernità” di David Smith, Mondadori, pagg.336, € 25. L’Induismo confrontato con il moderno e con l’Occidente in un’indagine a tutto campo.

 

“What’s your country?” di Maurizio Villa, Edizioni L’Età dell’Acquario, pagg. 302, € 21. Il resoconto di un incredibile viaggio in bicicletta: dalla Liguria alla Grecia, dalla Turchia all’Iran, dal Pakistan all’India, dalla Thailandia al Laos, dal Vietnam alla Cina, da Macao a Hong Kong, poi negli Stati Uniti e da qui, sulla via del ritorno, in Portogallo, Spagna, Francia e di nuovo Liguria. Un simpatico diario di viaggio.

 

“I segreti degli indiani d'America. Tradizioni, esoterismo, medicina” di Simone Bedetti, pagg. 208, € 12. Un libro del 2002 dedicato alla spiritualità dei pellerossa.

 

“L’ombra di Mao” di Federico Rampini, Mondadori, pagg. 307, € 15. Le contraddizioni della Cina, paese governato da un regime autoritario, da un partito unico che calpesta la libertà di espressione e non ammette un'opposizione, però modernissimo e capitalista. L’autore ci  parla anche di Corea Del Nord e Tibet.

 

“Grande enciclopedia illustrata dell’ antico Egitto” di autori vari, De Agostini, pagg. 351, € . Una completa visione dall’evoluzione di questa civiltà dagli albori fino al declino.

 

“Sette anni in Tibet” di Heinrich Harrer, Mondadori, pagg. 322. Parlammo dell’omonimo film nel lontano N.4, ora tocca al libro, il diario di viaggio di Harrer, l'alpinista austriaco evaso da un campo di concentramento inglese in India e rifugiatosi nel remoto Tibet, all'epoca vietato a tutti gli stranieri. Dello stesso autore ed editore esiste anche un seguito, “Ritorno al Tibet”, scritto 30 anni dopo, in cui l’autore ritorna nella sua “patria adottiva”.

 

“Tokyo syndrome” di Alessio Gradogna e Fabio Tasso, Falsopiano, pagg.210, € 14.Inevitabile e attesissimo il primo saggio di critica cinematografica italiana che descrive e analizza la recente esplosione horror giapponese in Occidente.

 

“Il venditore d’ ossa di Benares” di Terry Tarnoff, FBE Edizioni, pagg. 379, € 14. Un racconto di viaggio e di formazione ambientato negli anni ’70, alla scoperta di mondi e culture prima del tutto sconosciute al protagonista, giovane musicista che per 8 anni viaggia per il mondo.

 

 “Guerra a lume di candela” di Daniel Alarcón, Terre di Mezzo, pagg. 161, € 14. Sono nove i racconti che compongono questo libro scritto dal trentenne Alarcón, peruviano di Lima trasferitosi negli U.S.A. Si parla di crimini di strada e realismo sociale, piccoli e grandi conflitti quotidiani nell'era della globalizzazione in Perù.

 

Tre libri un po’ datati – è passato qualche anno e sono cambiate tante cose – ma sempre adatti a iniziare ad avvicinarsi alla cinematografia asiatica: “Il cinema di Hong Kong – Spade, kung fu, pistole e fantasmi” di Giona A.Nazzaro e Andrea Tagliacozze, Le Mani, pag.396, € 18,59; “La Hollywood d'Oriente. Il cinema di Hong Kong dalle origini a John Woo” di Simone Bedetti e Massimo Mazzoni, Puntozero, pagg. 112, € 14,46. Libro+floppy disc; “Bruce e Brandon Lee – Nel nome del drago” di Lorenzo De Luca, Edizioni

 

Mediterranee, pagg.136, € 12,96, quest’ultima una doppia-biografia dedicata agli sfortunati attori padre e figlio.

 

“L’impero del mai” di Giuseppina De Nicola e Marco Del Corona, O Barra O, pagg.96, € 11. Un libro dedicato alla Corea Del Nord e a come viene vista nel mondo questa nazione un po’ misteriosa e indecifrabile, chiusa nel suo distacco dal resto del mondo.

 

“Giappone” di Fosco Maraini, Electa, pagg.280, € 39. Dal più grande esperto di Giappone in Italia, esce solo ora in Italia dopo oltre trent’anni. Riflessioni e fotografie frutto dei suoi continui viaggi.

 

“Cinema e buddhismo” di autori vari, Centro Ambrosiano, pagg. 165,  12. Il libro dedicato alla rassegna recentemente  svoltasi anche a Milano.

 

“Solo con gli occhi” di Wataya Risa, Einaudi Stile Libero, pagg. 126, € 9. Wataya, giapponese indicata come l’erede di Banana Yoshimoto, a 23 anni è già al secondo romanzo. La solitudine e la disillusione dei giovani d’oggi.

 

“Kim Ki-Duk” di Vittorio Renzi, Dino Audino Editore, pagg.125, € 12. Il libro parte con una breve storia del cinema coreano per poi farci conoscere il regista di culto.

 

“La letteratura araba” di Roger Allen, Il Mulino, pagg.336, € 19,50. Un saggio per scoprire una delle più importanti tradizioni letterarie al di fuori dell’ Occidente.

 

“Le quattro casalinghe di Tokyo” e “Morbide guance” di Natsuo Kirino (pagg. 624 e pagg. 508, entrambi Neri Pozza ed € 18 cad.), due lunghi romanzi che hanno sollevato un polverone in Giappone, perché trattano dell’indifferenza a cui spesso sono relegate le donne, sovente mogli messe in secondo piano da mariti disinteressati. L’autore è in realtà una donna, Mariko Hashioka, nascosta dietro a uno pseudonimo maschile proprio per non essere incasellata nel clichè “scrittrice per donne”.

 

“Le voci di Marracheck” di Elias Canetti, Adelphi, pagg.126, € 8. Anni ’50: mentre scriveva "Massa e potere", l’autore era in un momento di stasi: si sbloccò proprio soggiornando nell’incantevole città marocchina.

 

“Buddha – L’anima dell’Asia” di Martina Darga, Corbaccio, pagg.256, € 70 Tra misticismo e teologia, un volume ricco di foto dedicato all’arte buddhista. Non potete non trovarlo, campeggia da mesi nelle vetrine di tutte le librerie!

 

“Il supplizio del legno di sandalo” di Mo Yan, Einaudi, pagg. 510, € 20. La storia di un contadino cinese agli inizi del ‘900, alle soglie del crollo della dinastia imperiale.

 

“Fare affari in India” di Rajesh Kumar e Anand Kumar Sethi, Etas, pagg. 214, € 21.Scritto per i manager occidentali da due esperti della realtà economica indiana, parla dell’importanza dell’India nella moderna economia globale, e ne analizza il mercato con esempi di successi ed insuccessi tratti dalla realtà attuale.

 

 “Il cacciatore di aquiloni” di Khaleid Hosseini, Piemme, pagg.394, € 14. Di grande successo questa storia di un uomo che ritorna a Kabul per il figlio, combattendo contro i fantasmi della sua coscienza.“Mille splendidi soli”, dello stesso autore ed editore, pagg. 343, € 18,50, appena uscito, parla del profondo legame tra due donne nell’Afghanistan degli ultimi trent’anni.

 

 

DAL SOL LEVANTE

NATALE ALLA GIAPPONESE

 

 

Merry Christmasu! Anche se siamo fuori periodo, vi parliamo volentieri del Natale, che si festeggia da anni anche nello stravagante Giappone, cambiandone l’originale significato religioso (come succede anche da noi, del resto): non c’entra più la religione, è una rivisitazione della festa commerciale importata dall’Occidente e adattata alla cultura locale, uno strano ibrido un po’ inquietante che mescola anche San Valentino e un pizzico di Carnevale, con tanto di coppie che si scambiano regali e festeggiano, prima cenando e poi concludendo la serata negli intimi ed esauritissimi “Love Hotel” (gli hotel dell’amore) per salutare la fine dell’anno.

È propizio stare accanto alla persona amata, più che alla famiglia, e scambiarsi voti d’amore eterno magari sotto la Tokyo Tower, la famosa antenna di 333 metri che ricorda molto la Torre Eiffel parigina, che a Natale è sormontata da…un enorme cuore luminoso!

Considerato che Natale in Giappone è la festa degli innamorati, se una ragazza non ha un appuntamento quella sera, sarà una sera di solitudine e tristezza. Se una donna poi non si è ancora sposata entro i 26 anni, è una tragedia o quasi. E più giovani? Si scambiano piccoli doni durante le feste, spesso relativi al mondo di Hello Kitty o dei manga, mentre gli adulti, anche nelle aziende, in questa tradizione giapponese si fanno regali (oseibo) alla fine dell’anno, spesso spendendo molto, anche perché le ultime novità tecnologiche, per cui vanno pazzi, escono proprio in questo periodo. Per i giapponesi il Natale è un po’come per noi il Capodanno, più San Valentino, mentre il Capodanno per loro è come per noi il Natale: esattamente il contrario! Tipici a Natale sono purtroppo i ragazzi che vagano ubriachi per le strade, come da noi il 31 dicembre.

I ragazzi, ma anche gli adulti,  si vestono da Babbo (o Mamma) Natale e anche da renna o da abete con tanto di palline in testa!!! Non mancano i vari bigliettini d’auguri e le letterine a Babbo Natale da parte dei bambini che gli spiegano, con indicazioni e cartine, come raggiungere la loro casa districandosi tra i vari palazzi e strade, che, come saprete, sono prive di indirizzi. Addirittura non è raro vedere l'immagine – sconvolgente e agghiacciante per molti cristiani – di Babbo Natale crocifisso!

I neonati, compreso Gesù bambino, sono considerati kawaii (cioè carini) dalle ragazzine, e sinonimo di fortuna, non comprendendo il significato religioso della natività. Le canzoni che si suonano in questo periodo, sono le solite, tipiche che si sentono anche da noi, e ci sono concerti classici a tema.

Il Babbo Natale giapponese porta i doni come il nostro, ha occhi anche dietro per controllare meglio i bambini durante l’anno, ed è un miscuglio del Santa Claus americano con Hotei-sama, personaggio del pantheon buddhista, una delle sette divinità fortunate. Ricordiamo che su 127 milioni di giapponesi, poco più dell’1% è di religione cristiana. C’è anche una “guerra” tra quartieri a chi ha le luminarie e le decorazioni più belle, le strade e tutti i luoghi sono decorati come da noi. Tipica è poi una torta con panna e fragole inventata dai pasticceri locali, che i giapponesi credono sia il nostro tipico dolce natalizio. Insomma, tutto questo è un vero pastrocchio che ci fa sorridere, qualche volta ci offende  e ci spaventa anche un po’, in cui si mescolano tradizioni falsate occidentali con usanze orientali ad uso e consumo del commercio.

Come mai il Natale è diventato tutto questo? Rispetto a noi le culture orientali hanno un rapporto con il sacro molto più pragmatico, meno rigido rispetto alle nostre concezioni. I giapponesi, per esempio, si recano nei santuari scintoisti nei giorni di festa, nei templi buddisti per i funerali e nelle chiese cristiane per i concerti di Händel e Bach, si vestono anche con abiti alla moda in matrimoni non civili, ecc. Questo è molto positivo perché è un’apertura mentale verso altre usanze, altre religioni e altre culture, sempre pero’ che non vengano sconvolti e ribaltati i significati originali. Nel calendario giapponese le feste natalizie non sono giorni di festa ufficiali, a parte il 25, che lo è diventato, ma si lavora e si va a scuola, eppure la tradizione della festa in famiglia con tanto di cena e albero natalizio è simile alla nostra, e a questo, i giapponesi tengono molto.

 

 

 

Le bacchette cinesi

 

 

 

Potevamo non dedicare un articolo alle bacchette cinesi, tra l’altro in regalo con questo numero?

Originariamente si chiamavano “Zhu” connesso al concetto di “aiutare” modificato in “Kuaizi” che significa “ciò che è veloce”. L’uso delle bacchette in Cina risale al periodo Shang (1766- 1123 a.C.).

Le bacchette sono un comune dono di nozze, soprattutto in avorio, poiché “Kuaizi” vuol dire anche “Figli presto”. Gli ideogrammi che compongono la parola si pronunciano allo stesso modo.

Come si usano correttamente le bacchette?

La punta sottile serve per afferrare il cibo, le bacchette devono essere impugnate per la parte più grossa.

Quante volte avrete provato ad usarle e poi al primo tentativo ci avete rinunciato?

Ecco le spiegazioni sull’uso delle bacchette

 

1)     Poggiare una delle bacchette nella fossetta tra il pollice e l’indice mantenendola con la punta in basso poggiata sul dito medio. Questa e’ la bacchetta che rimane fissa

2)     Poggiare l’altra bacchetta tra la punta e la parte centrale del dito indice piegato, usando la punta del pollice per mantenerla stabile.

3)     Per prendere una pietanza, muovere la bacchetta superiore con l’indice ed il dito medio.

 




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 8:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 aprile 2007


Introduzione

 

 

Queste sono le riedizioni degli ultimi 3 numeri di “Mondi lontani”, gli ultimi numeri degli anni 90, prima del lungo silenzio di circa 6 anni. Il numero 9 è stato pubblicato alla fine del 1998, - il primo ad essere venduto nei negozi- il 10 e l’11 sono gli unici numeri del 1999. Fino al numero 9, per il nostro giornale avevamo usato un computer vecchio, “Mondi lontani” era più una fanzine che un giornale, come andava di moda all’epoca, dal numero 10 la storia cambiò: basta titoli o articoli scritti a mano, lo stile artigianale fa spazio ad un nuovo stile più professionale e giornalistico. Il numero 11 doveva essere l’ultimo numero in versione cartacea, stampata, per cominciare una nuova avventura solo su internet. Non sapevamo cosa ne sarebbe stato del giornale, avevamo l’amara sensazione che sarebbe stato l’ultimo numero, ma non volevamo ammetterlo nemmeno a noi stessi. La “rinascita” è avvenuta nel 2005, ben 6 anni dopo, per arrivare anche su internet l’anno dopo, 7 anni d’attesa per un vero sito. I tempi sono cambiati e dal 2006 “Mondi lontani” si chiama “Etnomondi”. Di cosa ci occupavamo nel 1999? Quali erano i nostri gusti? Lo scoprirete leggendo questo terzo volume.

 

BUONA LETTURA

 

LA REDAZIONE

 

MONDI LONTANI 9

Anno 2 N. 9- Novembre, Dicembre 1998- HJK ED.  Lire 4000

 

Pubblicazione bimestrale Giornale autoprodotto senza scopo di lucro  

 

Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.

 

Redazione: Marco Dello Russo/Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy.

 

 

                                                                     SOMMARIO

 

LA CASSETTA P. 2

NEWS FROM…ALAM BAID       P. 3

MUSICA HABIBI           P. 6

LA STORIA DI RAVI SHANKAR       P. 9

DAL SOL LEVANTE             P. 11

MA CHI E’ STO NAKATA? P. 15

LA STORIA DEL GIAPPONE  P. 17

SHINTOISMO  P. 20

RELIGIONI A CONFRONTO  P. 21

TRACCE SULLA SABBIA

“FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA” P. 24

IL FASCINO DEL MISTERO: MU, IL CONTINENTE PERDUTO P. 26

L’INTERVISTA…A SAYED P. 27

IL RICETTARIO P. 28

LE SPEZIE P. 29

VOCI DAL NILO “I LIBRI PIU’ BELLI”  P. 31

MASCHERE AFRICANE P. 32

                                

                                

Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero.

 

In copertina “Mondi lontani 3” di Willy

 

Inoltre si ringrazia: il sito www.alphabeto.it per la storia del Giappone. Yasser e Maurizio Moro

 

Il nostro numero telefonico: 0339-2786478

 

 

Novembre 1998

 

 

 

 

EDITORIALE

 

 

Chiudiamo l’anno con questo numero davvero speciale, forse il migliore, con una cassetta in regalo e l’ultima pagina con il bel volto della tunisina Afef che può essere utilizzata come calendario 1999, assieme a Vidisha Pavate.

Dedichiamo più spazio al Giappone, vedi “Dal Sol Levante” e “La storia del Giappone”, e alle cantanti femminili. Troverete “La storia di Ravi Shankar”, con la prima parte della discografia.

La religione di questo numero è lo Shintoismo, ma c’è anche l’articolo “Religioni a confronto”, molto interessante, dove ritroverete tutte le religioni trattate negli scorsi numeri.

Continua la rubrica “Il fascino del mistero” e L’Intervista.

La ragazza in prima pagina è l’indiana Madhori attrice famosa anche negli Stati Uniti.

BUONA LETTURA E BUONE FESTE!

 

Marco Dello Russo

Mamdouh AbdEl Kawi

 

 

LA CASSETTA

 

 

 

In questo numero la cassetta, al contrario delle altre volte (n. 1, 2, 3 e 7) sarà in vendita con il giornale allo stesso prezzo. Non avrà più due prezzi diversi come è accaduto con il numero 7. Il prezzo non cambia, rimane a lire 4000, un vero e proprio REGALO! Se si considera poi il fatto che le canzoni nella cassetta sono 17, e tutte molto valide.

 

Si inizia con  AWWEDOUNI dell’egiziano AMR DIAB (vedi l’articolo in “Musica habibi” di questo numero).

 

Le altre sono: GIDERIN del turco AHMET KAYA, tratta da “Dosta Dusmana Karsi”, (vedi in questo numero), IDA dell’algerino RACHID TAHA, da “Diwan”, (vedi n.7).

L’indiana DEVOTION del gruppo storico della musica trance, i GOVINDA è un mantra in un mix di ethno-dance, il tutto  tra un’invocazione a Krishna e una a Rama. Tratta da “Selling India by the pound”.

PADHASAPA è suonata dal giapponese SUSUSMO MIYASHITA ed è tratta da “Ravi Shankar e friends/Towards the Rising Sun” (vedi n. 1).

Si torna con il sound nordafricano con l’algerina BACHE NETFAHEM MAK di MOHAMED LAMINE, tratta da “Rai Sur Casbah”, (vedi n. 8).

WE’RE IN YR CORNER è degli indiani-britannici CORNERSHOP, tratta da “When I was born for the 7th time”, (vedi n. 8).

La turca  NENNI BEBEK di ETHEM ADNAN ERGIL è tratta da “Turkish folk gitar-3”.

Si chiude il lato A con l’israeliana, cantata anche in arabo e inglese GALBI. Interpretata da OFRA HAZA, tratta da SHADAY, (vedi n. 5).

 

Il Lato B: Siamo ancora in nordafrica, in Algeria, è la volta del bravo CHEB MAMI tra i nostri preferiti, non lo nascondiamo. La canzone si intitola ROAHI DURI, (vedi n. 7).

BASHAB KELMETI è del libanese RAGHEB ALAME ed è tratta da “Bravo Aeleki”, (vedi n. 4).

Poi è la volta di HISHAM ABBAS, anche lui egiziano come Amr Diab, gli ruberà il titolo di cantante egiziano più amato? YA LELA è l’intera cassetta da cui è stata tratta la canzone e che porta lo stesso titolo, ha tutti gli ingredienti necessari, (vedi numero 8).

Ed eccoci nell’atmosfera dell’India con GAT II (TALA: EK-TAL) del grande RAVI SHANKAR, tratta da “The Spirit of India” (vedi n. 2)*questa canzone era già inclusa nella prima cassetta allegata al primo numero di “Mondi lontani”*

Si respira l’Africa sentendo le canzoni di YOUSSOUN’ DOUR come in questa MOULE MOULE, inclusa in  “Nelson Mandela”, (vedi n. 8).

Musica andina con LONELY SHEPERED di MATO GROSSO, da “Satawi vol. 1”, (vedi n. 7).

Finalmente un tunisino! ABDEL KARIM AL BAZARTI, con la sua SAWAL TOKOMBILLAH, (vedi n. 7).

Si chiude con l’indiano AR RAHMAN che canta la bellissima MASOOM, inserita nel c.d. “Vande Mataram”, (vedi n. 5).

 

BUON ASCOLTO!!!

 

 

NEWS FROM…ALAM BAID

 

Lo stilista Yohji Yamamoto ha messo Parigi ai suoi piedi con le sue sfilate: “Chi sono? Sono semplicemente un uomo la cui vita è determinata dalle donne”. La sua sfilata è stata la più bella ed emozionante. Di nero lui si veste ed è il colore che ha imposto al mondo. È nato nel 1943. Altri stilisti giapponesi affermati: Issey Miyake, Rey Kevakubo, Kozuke Tsumura, Watanabe, Misaki Matsushima.

 

Molti sono gli extracomunitari qui in Italia senza permesso di soggiorno. Dal 4 novembre 1998 fino al 15 dicembre chi ha un’occupazione fissa ed è arrivato nel nostro paese prima del marzo 1998 potrà fare domanda per ottenere quel fatidico documento. Il permesso è per 32 mila persone, più 6 mila da Albania, Marocco e Tunisia. Secondo dei sondaggi a Milano ci sono circa 100 mila stranieri, l’8, 3 % sono marocchini, al secondo posto gli egiziani. A Torino vivono 32 mila stranieri, la maggior parte marocchini e albanesi. A Bologna gli stranieri sono 18 mila, la maggioranza: marocchini, tunisini e senegalesi. In Emilia Romagna molti sono i cinesi presenti. A nord est la maggioranza sono i marocchini (11 mila) e i ghanesi (4 mila). 22 mila sono a Firenze, soprattutto cinesi. Nella capitale Roma 155 mila sono gli stranieri, in maggioranza filippini. Il 33, 8% sono marocchini in Calabria. Il 22, 5% sono tunisini in Sicilia. E per finire la Sardegna, i senegalesi con 2 mila presenze rappresentano il 17 % degli immigrati.

 

Domenica 8 novembre, prima della partita Perugia-Vicenza, finita poi 3-1, è uscito a Perugia un fumetto in italiano e giapponese ispirato alla vita di Hidetoshi Nakata, l’asso degli umbri.

 

Erano troppi gli abusivi al mercato in via Lorenzini a Milano. Li hanno cacciati via tutti, e così quella specie di bazar, il più interessante di Milano, ha finito di esistere, forse.

 

Brigitte Bardot è stata condannata per “incitamento all’odio razziale”. L’attrice dovrà pagare una multa di 20 mila franchi (6 milioni di lire) per aver paragonato nel 97, lo sgozzamento di montoni  nelle celebrazioni musulmane per il sacrificio di Abramo agli sgozzamenti di civili perpetrati in Algeria.

 

Alcuni giorni prima di Natale inizierà il Ramadan, Auguri a tutti i musulmani , Ramadan Karim.

 

Dopo il successo del Manga “li Hito” in italiano “Buona persona” e pubblicato sulla rivista “Big Comic Spirit” sarà trasmesso sul canale Fuji Television lo sceneggiato televisivo ispirato al fumetto di Shin Takahashi. Il ruolo di  Yuji Kitano sarà interpretato da Takeshi Kusunagi, membro de famoso gruppo pop Smap. Non è la prima volta che un Manga diventi una sceneggiato televisivo. Peccato che non arriva nulla di tutto questo in Italia. Per il momento.

 

Questo attore dalla faccia buffa è un attore strafamoso egiziano di Soup Opera egiziane. Il suo nome è Yehie El Faghrani e dalla faccia non si direbbe che è un dottore, un po’ come da noi il cantante-dottore Enzo Jannacci. In Egitto, per chi  non lo sapesse, molte sono le Soup Opera, e come quelle americane vanno avanti all’infinito.

Yehie El Faghrani ha recitato in molti film, forse comici in stile Fantozzi?

 

Perché nel gioco degli scacchi si usa dire “scacco matto” quando il re, il pezzo più importante, è indifendibile? La risposta viene dai Mondi lontani! Il termine non ha nulla a che fare con le malattie mentali. Nell’antichità gli scacchi ebbero grande diffusione fra i persiani e alcuni vocaboli a essi riferiti sono giunti fino a noi. Uno di questi è “scacco matto”, in persiano Shah Mat, che significa appunto “il re è perduto”.

 

Fino al secolo scorso in India, veniva effettuata una curiosa pratica. L’usanza prevedeva che le vedove indù si gettassero fra le fiamme della pira funebre del marito per purificare i peccati di entrambi e assicurare la felicità eterna a tutti e due. Chi lo faceva era una donna virtuosa (Suttee). Invece, non ottemperare a tale “obbligo” significava trovarsi nella disprezzata condizione di “senza casta”.

 

Paese che vai, funerale che trovi…non tutti sanno di particolari usanze funebri nel mondo: mentre da noi a Milano, all’inizio del secolo c’era un tram nero e giallo che si distingueva dagli altri, il tram funebre adibito al trasporto di defunto e parenti al cimitero monumentale, appena fuori le mura cittadine, per i musulmani ad esempio, c’è una direttiva che da sempre devono rispettare quando seppelliscono i loro cari: controllare che questi abbiano la testa rivolta verso la Mecca, città Santa dell’Islam. La bara non serve, basta un sudario candido che si può acquistare  in uno dei tanti bazar. Chi è stato in Tailandia, invece, sarà rimasto colpito da due cose: le festose celebrazioni dei funerali e l’assenza dei cimiteri. Durante le esequie, all’interno del tempio, si canta, si balla o si assiste a rappresentazioni eseguite in base a quelli che erano i gusti e i desideri del defunto. Amava le marionette? Allora ci sarà uno spettacolo a tema. In alcuni casi, viene anche servito un pranzo con tanto di menu. Ma dopo la cremazione, le ceneri poi non vengono raccolte: saranno eliminate nelle ordinarie pulizie. Nel prossimo numero parleremo ancora di queste usanze…funebri.

 

Non potevamo non parlare del bimestrale “Cous Cous” direttamente collegato alla Compagnia Nuove Indye. È un giornale nato da qualche mese, e si occupa più o meno degli stessi argomenti che noi trattiamo, abbiamo dunque un rivale? No, anche perché nonostante la grafica sia perfetta i loro argomenti non sono esattamente uguali ai nostri. Nel nostro giornale ci sono più cose, modestie a parte.

 

Fino al primo di novembre, il Cinema De Amicis di Milano ha proiettato ben 12 film nuovissimi dell’industria cinematografica di Hong Kong. I titoli sono: “Armageddon” di Gordon Chan, “Lifeline” di Johnnie To, “Made in Hong Kong” di Fruit Chan e “City  of Glass” di Mabel Cheung.

 

Non c’è più un terzo mondo, perché “terzo” è in rapporto con qualcosa. Il primo mondo erano gli Stati Uniti e i paesi occidentali, il secondo mondo l’Unione Sovietica, e il terzo erano gli altri paesi che, nell’era della guerra fredda, dovevano stare con una delle due parti. Dalla caduta del muro di Berlino in poi le cose sono cambiate.

 

 

Il 26 giugno in Algeria hanno ucciso il cantante Lounes Matoub  , anche lui un esule “traditore” fuggito a Parigi come gli altri. Era un berbero, uno che protestava perché non voleva la lingua araba, come lingua ufficiale algerina. I berberi sono musulmani, ma non arabi, e quindi hanno la loro lingua, cultura e la loro musica e non vogliono rinunciare a queste. Intanto in Algeria continuano ad uscire giornali in francese.

 

Il Festival del Teatro a Taormina, diretto da Albertazzi, si è concluso con “Il salice e la betulla”, tratto dal libro di Cleide Catanzaro, regia di Arturo Mingardi. È la storia dell’imperatrice Costanza d’Altavilla e del piccolo Federico II. Il tutto tra poesie arabe e richiami di muezzin.

 

Per l’antico popolo dei Maya, la data è ben precisa: il mondo cesserà di esistere domenica 23 dicembre 2012…

 

Rai 3, oltre ai soliti “misteri” di Lorenza Foschini sui vari faraoni e sfingi, ha appena riproposto un programma in tre puntate della scorsa stagione, “Turisti per caso- Messico”, cioè il viaggio di Siusy Blady e del marito Patrizio Roversi con alcuni amici nel pazzo mondo messicano che hanno visitato sotto diversi aspetti. Il programma l’abbiamo rivisto volentieri perché è simpatico e scorrevole… e poi  fa proprio venire voglia di partire subito!

 

A Palazzo Grassi di Venezia, dal 6 settembre al 16 maggio 1999, c’è la mostra dedicata ai Maya, grande civiltà precolombiana durata 20 secoli, ritenuta da sempre pacifica e di recente rivelatasi sanguinaria al pari dei “cugini” Aztechi e Incas. Ingresso intero lire 14.000, ridotto (6- 17 anni) lire 10.000, dalle 10 alle 19, tutti i giorni, festivi inclusi. Per informazioni: tel. 041/ 5229875.

 

Piccioni viaggiatori in volo sull’Islam! Il mondo musulmano in espansione aveva bisogno di un sistema di comunicazione rapido. Il Califfo Muawia, nel 600 d.C. crea un servizio che, come quello di Augusto, lavora sia per il governo, sia per i privati. Per proteggerlo fa costruire lungo le strade percorse dai postini, torri di vigilanza “Berid”. Le agitazioni politiche, però, resero traballante questo sistema, così ecco entrare in uso i piccioni viaggiatori, veloci e affidabili, che però costringevano a scrivere messaggi assai stringati.

 

C’è una mostra etnografica interessante al Museo di Storia Naturale in corso Venezia 55 a Milano. Questo fino il 28 febbraio. In collaborazione con il Centro Studi Archeologia Africana che riunisce fotografie, sculture, costumi, strumenti musicali e altri reperti utilizzati durante i riti sacrificali dei Bamana del Mali.

 

Il sito ufficiale del governo sudafricano è il seguente: www.goz.va

Per saperne di più sulla lotta contro l’Apartheid c’è il www.apartheid.co.za

Per avere notizie su tutto quello che accade in Africa c’è www.mg.co.za/jump  oppure www.southafrica.co.za

 

 

MUSICA HABIBI

 

 

Si è svolto in Beirut (Libano) un grande festival “Il Sogno Arabo”. Ed è stato proprio un sogno per gli arabi, accorsi sul posto in 400 mila, quello di poter vedere i migliori artisti esibirsi tutti insieme, anche se sono sempre tanti i nomi non presenti quella sera. Questo potrebbe essere l’inizio di una lunga serie, speriamo. Si è esibito l’egiziano Ehab Tawfik , il libanese Walid Tawfik, il siriano Lofti Abu Shnak –che suona anche il liuto- ecc.

 

Torna Amr Diab con “Awwedouni”, a 2 anni di distanza da “Nour el ain” del 1996. Questa cassetta –bella la copertina e la foto interna- non si discosta dalla precedente, anche se sono state aggiunte alcune idee e strumenti che nell’altra non c’erano. Forse è migliore, pur non essendo la più bella. L’importante è che il popolo arabo ha nuove canzoni da cantare di Amr Diab, dalla voce inconfondibile e melodica. Che questo cantante ha classe lo avevamo già capito con lavori come “Raghien”, ma se solo avesse più fantasia quello che gli scrive le canzoni e le musiche… Non si può andare avanti all’infinito con la stessa formula, anche se ormai collaudata e che garantisce successo.

 

E’ la prima volta che parliamo di un’artista turco, ad eccezione di Tarkan, ormai famoso un pò ovunque, anche da noi. Ahmet Kaya anche se non è più giovane è un grande artista, e “Dosta dusmana karsi” ne è la prova. La sua voce è particolare e la musica strizza l’occhio anche all’occidente, belle le canzoni, a volte recitate. Fra i brani: Giderim, Adi Yilmaz, Dosta dusmani karsi. La copertina è curata nei particolari. Il suo primo album risale al 1985 e si intitola “Aolama Badeoim”, il penultimo è “Yyldizlar Ve Yakamoz” del 1996.

 

Hinda Hick, Ishtar dei Alabina, Angelique Kidjo, Dana International, sono solo alcuni nomi delle cantanti che stanno spopolando un po’ dovunque. È il momento delle donne.

 

- Hinda Hicks è nata 21 anni fa in Tunisia, ma è dall’età di 4 che vive in Inghilterra. Il suo primo album d’esordio si intitola semplicemente “Hinda”ed è prodotto da Leon Ware, lo stesso di Maxwell. Sogna di duettare con George Benson, Quincy Jones, Steve Wonder e Arteha Franklin, ha detto niente… L’album contiene 13 canzoni d’amore, di tradimenti, di sex appeal, ma per il prossimo dice che affronterà problematiche legate al razzismo. “Vorrei fare innanzitutto qualcosa per sensibilizzare chi ascolta la mia musica”.

 

- Ishtar, che in arabo significa “Dea dell’amore” è la cantante dei  Alabina parola anche questa araba, che in italiano vuol dire “Dio è con noi”. Ha 24 anni, anche se sembra più matura, ed è israeliana, di origine nordafricana, il padre è un militare marocchino, la madre una direttrice di banca egiziana. Eti – questo è il suo vero nome-  un giorno è andata a Parigi dove ha incontrato Charles Ibgui –mago della world music- che le propose di cantare con i Los Ninos de Sara, band gitana di Montpellier, per lei non è stato difficile unirsi a loro, visto che è anche innamorata del flamenco. Con gli Alabina ha inciso il primo album omonimo e 300 mila sono le copie vendute in Francia, grazie alla loro musica: un misto di flamenco e musica araba, tutto in lingua araba con qualche strofa in spagnolo. Hanno tenuto un concerto al Central Park di New York ed è stato un successo. Quel concerto ha alzato le vendite del disco portandolo al 30esimo posto in classifica.

 

- Angelique Kidjo non è nuova del mestiere, il suo primo album è del 1989 e si intitola “Parakou”, “Oremi” è il suo quinto album ed è prodotto da Peter Mokran. In “Never know” duetta con Cassandra Wilson e in “Open your eyes” con Kelly Price. C’è persino una cover di Jimi Hendrix: “Voodoo child”. Angelique ha 37 anni ed è nata nel Benin, l’ex Dahomey dell’Africa occidentale. “Oremi” è solo il primo capitolo di una trilogia che la porterà a Cuba, in Sudamerica, e a New Orleans.

 

- Dana International è una star in Israele, ed è considerata il sex-simbol della nuova Israele. Nelle discoteche di Tel Aviv si balla quasi sempre le sue canzoni, ma a non tutti piace, spiegheremo dopo il perché a quelli che non hanno mai sentito il suo nome. Le sue liriche non sono niente di speciale, è disco-music punto e basta, ma questo è sufficiente per i giovanissimi. Molti sono i fans appartenenti ai due sessi, e tutti al disotto dei 30. Per i più grandi c’è Noa, o Rita, oppure Aviv Geffen. Le più famose restano sempre Ofra Haza e Yaffa Yarkomi. Ma perché Dana è considerata un personaggio “scomodo”? Perché, incredibile ma vero, prima era…un uomo! Nel 93 si fece operare per diventare donna a tutti gli effetti. L’industria discografica ha scelto Dana per rappresentare il paese all’edizione 98 dell’Eurofestival della canzone scatenando ira tra i rabbini, chiedendosi turbati se può un uomo diventato donna rappresentare lo stato ebraico nel cinquantenario della sua fondazione.

 

Dopo il successo dei Cornershop a livello internazionale –sono anche intervenuti ad un paio di festival italiani la scorsa estate-, l’ondata indiana che sta animando da diverso tempo la musica inglese, il cosiddetto “hindi-pop”, è in ascesa. Al loro disco d’esordio, ecco gli Asian Dub Foundation con “Rafi’s Ravenge”, noti come la miglior live band inglese, propongono un suono ricco di richiami all’India con il folk amalgamato all’hip hop, al rock e alla jungle.

 

Rokia Traorè “Mouneissa” (Indrigo-IRD), una 24enne del Mali, vincitrice del concorso “Nuove scoperte africane ‘97”, con un disco di 9 canzoni di speranza e d’amore da un paese ricchissimo di suoni e di voci –specie femminili nella regione del Wassoulou- che ha contribuito alla rinascita della canzone africana. Rokia utilizza strumenti mai utilizzati insieme, come il balaba –un balafon usatissimo nel sud del Mali- e lo n’goni –una piccola chitarra a quattro corde-, oltre ad una dolcissima voce.

 

Marcos Valle “Nova bossa nova” (Farout) Primo lavoro da 10 anni a questa parte del brasiliano Marcos Valle, da oltre 30 sulla cresta dell’onda. Tra i titoli: “Mushi Mushi”, “Bar Ingles” una nuova versione della classica “Frieo Aerodynamico” e “Nova bossa nova” che da il titolo all’album e che ci indica la sua direzione stilistica: i ritmi della tradizione brasiliana mescolati al jazz, ovvero la bossa nova, continuando sulla strada di questa trentennale tradizione.

 

Ryuichi Sakamoto “Neo Geo” (CBS). Ripeschiamo questo interessante disco dell’inesauribile artista giapponese sempre impegnato in mille progetti. Uscito nel 1987 e ristampato anche nell’anno successivo, quest’album si avvale, tra l’altro, delle collaborazioni dei noti Bill Laswell e Iggy Pop. Brani strumentali come “I before long” e “Parata” si susseguono a pezzi soft-rock come “Risky”, più occidentale, che ci ricorda, per l’impostazione vocale, il Brian Ferry dei Roxy Music. Molto bella “Shogunade” che ci trasporta nell’antico Giappone.

 

Anour Brahem “Thimar” (ECM). L’ultimo lavoro di questo artista tunisino è uno dei dischi più belli tra i recenti della world music. Con lui suonano due maestri del jazz: John Surman e Dave Holland. Brahem è un virtuoso del liuto e si sente. È riuscito con i due musicisti britannici a trovare un’intensa meravigliosa, nonostante la diversità di accentazione tra la musica araba e le scale occidentali.

 

Ravi Shankar “Ravi Shankar at the Woodstock Festival” (BDG). Per chi ama la manifestazione sonora storica di Woodstock e la musica indiana, non può perdersi questo disco del 1970 ristampato in c.d. nel 1991. George Harrison dei Beatles era patito dell’India e della musica indiana, fu lui a convincere l’intera band a fare un viaggio nel 1968, dove conobbero il “guru del Raga” Ravi Shankar. Da quel momento l’India diventò meta di pellegrinaggio e il maestro del sitar conobbe la popolarità anche in occidente, corteggiato da una lunga serie di star del rock. Di Woodstock Shankar ha un brutto ricordo: “Monterey e Woodstock sono state due esperienze orribili, la gente impazziva, urlava, si scatenava sotto l’effetto della droga”.

I titoli del c.d. sono i seguenti:

Raga Puriya- Dhanashri/Gat in Sawarital

Tabla solo in Jhaptal

Raga Manj Khamaj

 

 

LA STORIA DI RAVI SHANKAR

 

È nato nel 1920. Dal 1964 ad oggi avrà registrato più di 40 album ed è molto amato e apprezzato per il suo modo di suonare i Raga con il suo sitar. Dice George Harrison di lui: “Per la nostra generazione è stato un guru e un padre”. I Beatles devono anche a lui se hanno scritto grandi canzoni per i loro album, dopo quel famoso viaggio fatto in India. Ma come si è avvicinato  il grande maestro alla musica, al sitar? Facciamo un grande salto nel passato, negli anni 30, quando Shankar ancora giovanissimo era un danzatore. La compagnia di danza indiana diretta dal fratello Uday si trovava in tournèe in Francia, è qui che Ravi prese le prime lezioni di sitar dal direttore dell’orchestra della compagnia, un certo Allaudin Khan. L’anno dopo, all’età di 14 anni Ravi Shankar abbandonò la danza e andò a  vivere a casa del suo maestro, studiando assieme ai suoi 2 figli: Ali Akbar Khan e Annapurna Devi. Il primo diventò in seguito un grande musicista del sarod, e continuerà a suonare con Shankar, la seconda diventò la moglie di Shankar. Alla fine degli anni 50 la sua popolarità raggiunse anche l’occidente. Molte sono le collaborazioni, sia con gruppi pop, che con orchestre jazz e sinfoniche.

 

 

 

 

DISCOGRAFIA (PRIMA PARTE)

 

 

THE MASTER MUSICIANS OF INDIA (1964)

THE SOUL OF INDIAN MUSIC (1965)

MENUHIN MEETS SHANKAR (1966)

SOUND OF THE SITAR (1966)

IN NEW YORK (1967)

IN SAN FRANCISCO (1967)

IMPROVISATIONS (1968)

RAVI SHANKAR AT THE MONTERY

 INTERNATIONAL POP FESTIVAL (1968)

RAVI SHANKAR AND ALY AKBAR KHAN

 IN CONCERT 1972-LIVE (1972)

RAGAS (1973)

TRANSMIGRATION MACABRE (1973)

SHANKAR FAMILY AND FRIENDS (1974)

MUSIC FESTIVAL FROM INDIA (1976)

RAGA PARAMESHWARI (1976)

THE SPIRIT OF INDIA (1979)

EAST MEETS WEST IN AN HISTORICAL… (1979)

INCREDIBLE RAVI SHANKAR (1986)

THE GENIUS OD PANDIT RAVI SHANKAR WITH

 USTAD AKKA RAHNA (1986)

CONCERT FOR SITAR AND ORCHESTRA (1986)

 

*La seconda parte sul prossimo numero

 

 

 

DAL SOL LEVANTE

 

 

In questo numero troverete un elenco di scuole per imparare le lingue, centri buddisti, centri di arti marziali, tutto quanto ha a che fare con il Sol Levante, cioè il Giappone.

 

SCUOLA DI GIAPPONESE:

ISMEO- Civica scuola di Lingue e Cultura Orientale

c/o Università Statale, via Festa del Perdono 3-

tel. 58352376 (MI)

 

SCUOLA GIAPPONESE

via Arzaga, 10-

tel. 4150291 (MI)

 

CENTRI CULTURALE E ASSOCIAZIONI:

Associazione Cultura Tradizionale Giapponese

Aikikai d’Italia- via Porpora 45-

tel. 2896939 (MI)

 

Centro Italiano Zen- Tempio Buddista

via Agnesi 18-

tel. 58306763 (MI)

 

Monastero Enso-Ji Il Cerchio

via Crollalanza 9-

tel. 8323652 (MI)

 

Associazione Culturale Anamani

via Venini 54-

tel. 2619855 (MI)

 

SCUOLE DI ARTI MARZIALI:

Scuola Wado Ryu “di Karate”

c/o Soma via Boscovich 44-zona 3-

tel. 29518439 (MI)

 

Judo Club Milano

via Ampere 15-

tel. 2367871 (MI)

 

Accademia Lombarda e Piemontese di Aikido “e Aikitaiso”

via Nazairo Sauro 5 (sede amministrativa)-zona 2

tel. 55194944 (MI)

 

Accademia italiana Shiatsu-Do

via Settembrini 52-

tel. 29404011 (MI)

 

GLI AUTORI:

MISHIMA YUKIO, OOKA SHOHEI

ABE KOBO, OE ZENZABURO

YOSHIMOTO BANANA, TSUSHIMA YUKO

ISHIDA BAIGAN, DANZAI OSAMU

NAGAI KAFU, TANIZAKI JUN’ICHIRO

 

I LIBRI:

“Il grande silenzio” di Oe Zenzaburo, edito dalla Garzanti

“Il figlio della fortuna” di Tsushima Yuko, Giunti editore

“Il sole si spegne” di Dazai Osamu, Feltrinelli

“Il libro d’ombra” di Tanizaki Jun’ichiro, Bompiani

 

VIDEO SHOP:

Oltre all’ormai famoso “Yamato shop” di via Lecco 2, tel. 29409679 di Milano e il negozio “La borsa del fumetto” anche questo in via Lecco 16, tel. 29513883, esiste un negozio che merita attenzione: “Associazione studio 7” in via Fara 13, tel. 67075252 di Milano, gestito da giapponesi. In questo negozio si noleggiano video di cartoni animati e film, libri, fumetti, riviste e quotidiani in lingua originale.

 

 

Le Arti Marziali

 

Judo, Ju Jitsu, Aikido, Aikitaiso, Karate, Shiatsu e Kiudo, in altre parole “corpo e mente”, sono le arti marziali più famose.

 

Judo: è una lotta a mani nude creata in Giappone nel 1882 da Jigoro Kano, e significa “arte della pieghevolezza”.

 

Ju Jitsu: significa “arte della cedevolezza o flessibilità”, riferendosi allo spirito con cui deve essere assorbito un attacco per controllare la potenza dell’assalitore e sfruttarne la stessa a suo danno. Scopo ultimo è la difesa personale, intesa come autodifesa razionale, adattabile a qualunque situazione.

 

Aikido: significa “via dell’armonia con il sistema cosmico”. Riunito in un codice da Morihei Ueshiba (1883-1969), è un sistema di lotta basato su proiezioni e leve intessuto sullo studio del Ki, l’energia interna posseduta da ogni essere vivente. E’ definita un’arte marziale di pace per la padronanza di se stessi. Si presenta come un elegante metodo di autodifesa personale, ma è anche uno sviluppo armonioso dell’essere umano, per unità fisica e mentale.

 

Aikitaiso: ha la stessa origine dell’Aikido, ma propone un lavoro sui movimenti interni del corpo. Le tecniche sono una sintesi di pratiche antiche e tradizionali giapponesi. Attraverso tecniche o movimenti

come camminare, meditare, il praticante così sviluppa la percezione del proprio corpo, recependo le sue capacità, i limiti, le tensioni, le chiusure. In questo modo gestisce meglio il proprio potenziale fisico, energetico e mentale.

 

Karate: vuol dire “mano vuota” e si basa su tecniche di calcio e di pugno. La sua origine è cinese, ma tramite l’esportazione della seta è arrivato anche in Giappone.

 

Shiatsu: è una tecnica nata in Giappone e oggi sviluppata in tutto il mondo per l’efficacia e sensibilità di applicazione. Si tratta dello studio e della pratica di una tecnica corporea per il risveglio dell’energia vitale, perché questa possa esprimersi con la sua capacità di auto guarigione ed evoluzione. Si pratica con un sistema di digitopressione sviluppato sulla linea dell’agopuntura, impiegando tecniche sia fisiche, sia energetiche. “Shi”significa “dito”, e “atsu” vuol dire “pressione”.

 

Kiudo: è il tiro con l’arco alla giapponese. Rappresenta una delle forme di meditazione Zen. Oltre che uno sport è un percorso di ricerca interiore.

 

Dizionario gastronomico giapponese

 

Sakè: è la bevanda nazionale ricavata dalla distillazione del riso. È una bevanda alcolica, tra i 15 e i 22 gradi. È servita calda, in piccole coppette, a volte è anche fredda o ghiacciata.

 

Sashimi: la polpa staccata del pesce ancora vivo, servita con una salsa di soia.

 

Sushi: è pesce crudo, che si po’ assaporare con una salsa verde piccantissima. Il sushi è di solito servito appoggiato sopra ad un “cuscino” – forma di una polpetta- di riso bollito condito con aceto di riso.

 

Sukiyaki: fettine di carne cotte in un brodo condito con sakè zucchero e soia. È servito con verdure fresche.

 

Tempura: verdure, gamberetti o polpa bianca di pesce.

 

Cucina Zen: è la cucina buddista a base di cereali e verdure.

 

Cucina nippo-macrobiotica: a base di cereali integrali e cibi non trattati con fertilizzanti. Si basa sulla teoria taoista.

 

 

X-1999 “ IL LORO FUTURO ERA GIA’ DECISO”

 

 

Non potevamo non occuparci di questo fumetto delle CLAMP davvero bello, sia per la grafica, che per la storia. Sono usciti qui in Italia 6 numeri ma presto uscirà il numero 7. Esiste da poco persino una video cassetta di cui ne parleremo più avanti. La storia in breve è questa: Kamui Shiro è un antieroe del passato e futuro enigmatici. I sogni premonitori che lo riguardano sembrano destinarlo a due ruoli: quello sinistro del cavaliere dell’Apocalisse, e quello del luminoso angelo salvatore della terra. Quale di queste due possibilità si compirà? L’ora “X”, anno “1999! È vicina. Il disegno è tipico dei sojo manga- fumetti per ragazze come Candy Candy e Lady Oscar-, ma ha una storia d’azione adatta ad un pubblico senza distinzioni di sesso. È un tipo di disegno innovativo, con una impaginazione sperimentale. Dietro il nome CLAMP si nascondono 4 professioniste dei manga: Nanase Ohkawa (autrice della storia), Mokona Apapa (disegnatrice), Mick Nepoi (direzione artistica), Satsuki Igarashi –per caso parente dell’omonima, famosa per “Candy Candy”?- è (assistente grafica).

 

 

MA CHI E’ STO’ NAKATA?

Di Willy

 

 

“Mondi lontani” torna ancora una volta a parlare di sport con il calcio e i suoi protagonisti: vediamo perché tutti impazziscono per Nakata, e soprattutto ripetiamo il tormentone dell’estate: “MA CHI E’ STO’ NAKATA??!!”.

 

Il campionato italiano di serie A, sempre più ricco di stelle straniere, spesso provenienti dal di fuori dell’Europa, vede un altro giocatore straordinario appena approdato in Italia. Se il calcio del futuro sarà quello africano, come si diceva durante gli ultimi mondiali francesi, perché non provare a dare un’occhiata a quello nascente e ancora poco conosciuto del Giappone? E’ quello che devono aver pensato i dirigenti della società del Perugia, squadra risollevatasi dopo un periodo un po’ buio ed ora tornata neopromessa in serie A grazie ad interessanti talenti e al veterano allenatore Ilario Castagner. Certo il Giappone non arriva ancora ai grandi livelli calcistici europei e sudamericani, ma possiede elementi notevoli come HIDETOSHI NAKATA (si pronuncia Nakatà), numero 8 della nazionale nipponica, ventunenne nato a Yamanashi e prelevato per circa cinque miliardi dal Bellmare Hirakuta di Kanagawa, dove è cresciuto e dove spesso si è dibattuto fra incomprensioni per il suo carattere descritto come bizzarro e difficile da gestire. In effetti Nakata è considerato in Giappone un tipo anticonformista rispetto al tradizionalismo che spesso domina nel suo paese, a cominciare dai suoi capelli tinti d’arancione, almeno fino a poco tempo fa. I dettratori lo ritenevano uno stilista fatuo, incapace di mettersi al servizio della squadra, per? un tipo da cartone animato che da solo riesce ad attraversare il campo da gioco dribblando gli avversari e a segnare nel giro di pochi secondi. Vecchie polemiche, che lui ricorda malvolentieri precisando: “Avevo interrotto i rapporti con la stampa giapponese, colpevole di scrivere tante bugie sul mio conto.. Poi, dopo i mondiali, ci siamo riappacificati e tanti giornalisti hanno seguito il mio avvicinamento al campionato. Vorrei almeno realizzare una decina di goal e soprattutto contribuire alla salvezza della società che mi consente questa meravigliosa esperienza”. Intanto questo simpatico trequartista gran divoratore di spaghetti e appassionato d’arte, si è subito ambientato nella sua nuova città “artistica” e ha preso un appartamento che affaccia su corso Vannucci e non soffre certo di malinconia, anzi si sente un nababbo e non smetterebbe mai di ringraziare Castagner: “E’ il tecnico che mi serviva, che non mi nega complimenti e mi sta aiutando nel definitivo ambientamento. La gente mi applaude, non sono più un Ufo”. Dopo qualche piccolo problema burocratico, il campionato è iniziato, e Nakata ha fatto parlare subito di sé nella prima giornata segnando ben due goal nel giro di pochi minuti nientemeno che alla Juventus, facendo impazzire il Giappone, che lo segue sempre, anche fisicamente, visto che, con la scusa del turismo artistico a Perugia, migliaia di suoi connazionali riempiono lo stadio Curi per vederlo, e intanto la nostra città italiana sta diventando famosissima con l’Umbria in Giappone, e le sue guide turistiche vanno a ruba… Addirittura pullman e voli sono sempre affollati per lui, oltre alla sua mamma Setsuko che ogni tanto viene dal Giappone per portargli fortuna. Una curiosità: Nakata ha fatto subito dimenticare l’altro ed unico giapponese che abbia mai giocato in Italia, quel deludente Miura che alcuni anni fa con il Genoa segnò soltanto un goal in tutto il campionato, ma Nakata sembra destinato a ben altro, e tutti impazziscono per lui: “MA CHI E’ STO’ NAKATA?”

 

 

 

LA STORIA DEL GIAPPONE



L’epoca Kunfu (300-710)

Il Kunfu è un tumulo che risale al quarto secolo d.C., segnava le tombe di sovrani e nobili deceduti. Uno di questi fu Yomato che rafforzò la nazione, ideò la religione scintoista e la proclamò religione di stato. Questo favorì la diffusione del buddismo in tutta la nazione.

L’epoca nara (710-794)

Durante l’impero Shomu, il Giappone conobbe un grande sviluppo culturale, infatti regnarono le dinastie Tang e il Giappone divenne una mappa di rilievo sulla Via della Seta. L’imperatore proclamò Heian Kyo,la nuova capitale del Giappone.

   L’epoca Heian (794-1185)

In questo periodo il Giappone godette per 350 anni di pace e prosperità. Dopo di esso gli imperatori cominciarono a delegare parte del potere a dei subordinati e così nacquero nuove famiglie importanti. Inoltre, in quel periodo ci fu un vasto sviluppo letterario. Una cosa di molta importanza fu che in quest’epoca nacquero i primi famosissimi guerrieri samurai. Quest’ultimi avevano il compito di amministrare e difendere i latifondi dell’aristocrazia. Si formarono in seguito fazioni i cui rispettivi capi erano molto rivali: Taira e Minamoto i quali provocarono due guerre civili in cui vinsero i Taira. Però il loro dominio non durò allungo, infatti, Minamoto Yaritomo conquistò il potere e mise fine all’amministrazione imperiale e inaugurò una dittatura militare che durò sette secoli

L’epoca Muromachi (1333-1568)

Fra il 1333 e il 1336 Go- Daigo (un vecchi dittatore) cercò di restaurare di nuovo l’amministrazione imperiale, purtroppo però ci furono delle rivolte che gli impedirono questa riforma. In seguito in Giappone sbarcarono i Portoghesi e o lì introdussero la religione cristiana.

  L’epoca Edo (1600-1868)

Fra il 1603 e il 1612 si stabilì in Giappone ll feudalesimo con conseguente persecuzione dei cristiani dell’epoca, e l’adozione del confucianesimo come religione ufficiale da parte del governo. In seguito, con i mutamenti delle condizioni sociali ed economiche del paese, la classe mercantile conquistò il potere. Nel 1853 gli Stati Uniti inviarono un trattato d’alleanza con il Giappone.

L’epoca Meji (1868-1912)

In questo periodo il governo dell’imperatore Mutsuhito designò il suo regno come “Meji” ovvero “regno illuminato”. Questo regno mirava a far diventare il Giappone una potenza mondiale. Sotto la supervisione del governo si cominciò un rapido processo di industrializzazione. Una nuova costituzione, che fu promulgata nel 1889, prevedeva che i poteri dell’imperatore fossero preservati. Egli aveva la facoltà di emanare leggi, di dichiarare guerra e proclamare la pace. Questo comprendeva una nuova costituzione, che prevedeva una Dieta, composta da una camera di 363 membri e da una camera bassa di 463 membri. I poteri dell’imperatore furono accuratamente preservati, ed egli aveva la facoltà di emanare leggi e il potere esclusivo di dichiarare guerra e proclamare pace. L’impero, verso il 1879, intraprese un’aggressiva politica estera. Ebbe dei conflitti con la Cina e questo provocò la guerra “Sino- Giapponese” (1894-1895) in cui il Giappone prevalse pesantemente sulla Cina. Quindi la Cina cedette al Giappone l’isola di Formosa o Taiwan e le isole Pescadores, pagando una forte somma di denaro. Inoltre nel 1904, il Giappone interruppe le relazioni diplomatiche con la Russia e ebbe luogo la guerra russo-giapponese.

L’EPOCA TAISHO (1912-1926) E LA PRIMA GUERRA MONDIALE

All’imperatore Meiji succedette nel 1912,Tashio, che era gravemente malato di mente. Nell’agosto 1914 scoppiò la prima guerra mondiale con il Giappone a fianco degli Alleati, che occuparono le isole tedesche del Pacifico. Il trattato di pace che concluse la prima guerra assegnò al Giappone quelle isole del Pacifico ed il Giappone entrò a far parte della “società delle nazioni” dopo la conferenza di Washington del 1922.

LA PRIMA EPOCA SHOWA (1926-1945) E LA SECONDE GUERRA MONDIALE

Nel 1926 Hiroito salì al trono adottando il termine Showa (che significa “pace illuminata”) come designazione ufficiale del suo regno, ma quando Tanaka Giichi divenne primo ministro fu ripresa la politica aggressiva verso la Cina, data la necessità di nuovi mercati e nuovi spazi per la popolazione giapponese che si era raddoppiata nell’ultimo anno. Cercò di nuovo di appropriarsi di alcuni territori cinesi, ma quando la società delle nazioni invitò il Giappone a rinunciare alle sue ostilità contro la Cina, abbandonò la società stessa e minacciò di conquistare sia Pechino che Tianji. Nel maggio 1933, la Cina fu costretta a riconoscere la conquista giapponese e a firmare una tregua. Con lo scoppiò della seconda guerra mondiale il Giappone ebbe l’opportunità di espandersi verso il sud-est asiatico. L’invasione dell’Indocina francese suscitò l’ostilità  degli Stati Uniti che posero il divieto di commerciare col Giappone. Il 7 dicembre 1941 il Giappone sferrò senza preavviso un attacco aereo contro le Hawaii, alla principale base navale americana. Gli stati Uniti, così insieme all’URSS dichiarano guerra al Giappone. In questa sanguinosa guerra si combatté molto per mare(con due sconfitte da parte del Giappone) e alla fine, il 6 agosto ’45 dagli USA e fu lanciata la prima bomba atomica sulla città di Hiroshima e tre giorni dopo sulla città di Negosaki. Nel 14 agosto il Giappone accettò le condizioni degli alleati e firmò una resa formale. Tutte le isole del Pacifico appartenenti al Giappone vennero occupate dagli Stati Uniti con un’amministrazione fiduciaria da parte dell’ONU.

LA TARDA EPOCA SHOWA (1945-1989)

Un’importante riforma avvenuta in quest’epoca fu il diritto per le donne e una riforma agraria per il ristabilimento dell’economia di pace. Dopo vari trattati di pace con gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica il Giappone riacquistò il potere iniziale e divenne una nazione liberaldemocratica.

Tratto dal sito:

http://www.alphabeto.it/continenti/asia/giappone_storia.htm

 

 

SHINTOISMO

 

Credenza: l’uomo è responsabile di se stesso , il peccato e l’impurità provengono dagli spiriti maligni e “Kami” vuol dire “Dio” padre degli uomini e della natura

 

Lo Shinto non è una dottrina religiosa, visto che non ha fondatore, né sacre scritture, e proviene dal Giappone. Shinto significa “La via ai Kami” e “Kami” vuol dire “Dio” in un senso molto vago. Nell’antichità il popolo giapponese credeva alla presenza di agenti spirituali e invisibili sempre presenti che influivano sul comportamento e sul destino umano.

 

Kami ha una connotazione di essere superiore, superpotente e misterioso. Ci sono spiriti, indicati come Kami, presenti negli oggetti e che favoriscono la produzione, la fertilità e la crescita. Ci sono i fenomeni naturali come nel sole, nel tuono, in montagne, fiumi, alberi ecc. , gli spiriti degli antenati, imperatori, geni o santi. Il concetto di Kami si è evoluto col tempo e oggi Kami è giustizia, benedizione e benevolenza, e tutti i Kami vivono e operano in perfetta armonia e accordo. Nonostante tutto il concetto di Kami rimane sempre vago e il popolo giapponese non ha ancora un’idea chiara del Kami.

 

Lo Shinto considera l’uomo come essere spirituale, l’essenza dell’uomo sta nel suo spirito il quale è stato creato da Kami ed è “figlio di Kami”. L’uomo è responsabile di se stesso, il peccato e l’impurità provengono dagli spiriti maligni e ci sono per questo riti di purificazione ed esorcismo. Ma l’uomo è essenzialmente di natura buona. Tutti gli uomini e la natura sono figli di Kami e per avere protezione dalla vita per l’uomo ci sono 4 riti: la purificazione, l’offerta, la preghiera e la sacra mensa. I Templi “Shrines” sono molto diffusi in Giappone e la festa degli Ujigami è celebrata con festosità e solennità. L’oggetto sacro “Shintai” nel tempio è simbolo della presenza divina, uno dei simboli più comuni è lo specchio che riflette ogni cosa com’è.

 

 

 

RELIGIONI A CONFRONTO

 

Ora facciamo un confronto di tutte le religioni. In ogni numero abbiamo dedicato un articolo ad ognuna di loro. Iniziamo con l’ebraismo.

 

EBRAISMO: Fede in un solo Dio, non è concentrato su un Profeta ma su un popolo eletto. Il culto si svolge nella sinagoga, alcune sono chiamate templi –questo per gli ebrei riformati-. Nella sinagoga moderna il rabbi e il cantore leggono le preghiere in musica. Il loro libro è la Torah, “insegnamento” e indica il Pentetauco, vale a dire i 5 libri di Mosè e tutto il complesso della dottrina ebraica. Per gli ebrei Mosè è il più grande dei Profeti. Credono nella resurrezione dei morti e nella venuta del Messia –che per loro non è Gesù- e sarà discendente da Davide.

Tratto dal n.5 di Mondi lontani

 

 

CRISTIANESIMO: La religione che ha origine da Gesù Cristo, dall’ebraico (Jeshua) che significa “Jahvè è salvezza”. Il nome Cristo “Unto del Signore” dal greco, allude alla qualità messianica, è detto anche “Nazareno” da “Nazareth” paese d’origine e riscatta l’uomo dal peccato originale. I suoi apostoli, dopo la morte di Gesù, diffusero la religione nel bacino mediterraneo. Gesù nacque a Betlemme nell’anno 744 di Roma da Maria, senza alcun intervento di uomo, fu un miracolo, e l’angelo Gabriele portò l’annuncio di Dio alla giovane donna. Gesù visse a Nazareth e fu arrestato e condannato a morte all’età di 33 anni per essersi proclamato figlio di Dio. Fu crocifisso tra due ladroni, morì e il terzo giorno resuscitò. Il Vangelo e la Bibbia sono i libri dei cristiani. La religione cristiana oggi ha varie confessioni, le più importanti sono tre: cattolica, protestane e ortodossa.

Dal n. 6 di Mondi lontani

 

ISLAMISMO: Islam è sottomissione ed obbedienza in Allah, Unico Dio e Maometto (Muhammad) è il suo Profeta. Muhammad ibn Abdallah ibn Abd al Muttalib è nato nel 570 (o 571) d.C. da Abdullah ben Abdu-l-Muttalib e da Amina bintu Uahb, morte nel 576. Il padre Abdullah, del clan Hascimiti, della tribù dei Coreisciti, morì alcuni mesi prima che Muhammad vedesse la luce. Il piccolo orfano di padre e di madre fu affidato al nonno paterno Abdul Muttalib ben Hascim, che morì nel 578. Muhammad venne affidato così allo zio Abu Talib. Nel 610 inizia la rivelazione del Corano, libro sacro per i musulmani, -non scritto da Muhammad poiché era illetterato, ma Vera parola di Dio- che proseguirà fino al 632. Nel 622 i musulmani di Mecca iniziano ad emigrare verso Medina, la città del Profeta. Dal 16 luglio 622 inizia l’era islamica (Egira). L’8 giugno 632, Iddio pone fine alla vita terrena del suo inviato. 99 sono i nomi di Allah e 5 i pilastri dell’Islam. Il 90% sono musulmani sunniti, il resto sciiti. Il Corano ha 114 capitoli, che raccontano di Gesù, salito in cielo senza conoscere la morte, figlio della vergine Maria, e di profeti come Mosè, Abramo e Noè.

Dal n. 2 di Mondi lontani

 

INDUISMO: E’ la religione più seguita in India, non fa riferimento ad un particolare fondatore, ha un centinaio di dei, dee, eroi, saggi, demoni…e tre libri sacri: Rig Veda, Upanishad e Bhagavad Gita. L’induismo è disposto a riconoscere la divinità dei profeti di altre religioni. Brahma è il creatore, dio delle origini, Vishnu il conservatore, signore dell’esistenza che protegge e guida tutte le creature, e Shiva creatore e distruttore al tempo stesso, dissolve periodicamente il cosmo per preparare una nuova alba dell’essere. Loro costituiscono la Trimurti. Vishnu si è manifestato nel mondo sotto forme diverse: pesce, tartaruga, cinghiale, uomo-leone, nano, Parasurama, Rama, Balarama, Krishna, Kalkin. Shiva è il signore dello yoga, venerato sottoforma di linga –simbolo fallico che rappresenta la fertilità-. Parvati è sua moglie e i figli sono: Ganesh, dio dalla testa di elefante, e Shankada, dai diversi aspetti.

Dal n. 4 di Mondi lontani

 

BUDDISMO: Il buddismo è una religione-filosofia proveniente dall’India. Il termine “Buddha” in lingua pali significa “uno che raggiunge l’illuminazione”. Buddha (Siddhartha Gautama) nato tra il 558/563/566 a.C. non ha mai detto di essere una creatura soprannaturale o un angelo, ne un Dio, un Profeta, o l’incarnazione di un Dio, ma un maestro che ha trovato la via o sentiero dell’auto sviluppo che porta all’auto illuminazione. Gli insegnamenti che lui ha dato non sono altro che una raccolta di verità naturali scoperte da lui stesso. Il buddismo guida l’uomo verso la meta più elevata di ogni essere vivente, cioè all’emancipazione, alla consumazione, al Nirvana “estinzione, illuminazione”. Siddhartha abbandonò tutto a 29 anni –moglie, figlio e ricchezze da principe-, dopo aver avuto delle visioni. A 35 anni raggiunse il Nirvana e morì a 80 anni, nel 478 o 480 a.C. Per i buddisti non esiste Dio, credono nei Sutra (foto a sinistra) che sono dei sermoni, la loro dottrina è il “Dharma”, la disciplina monastica “Vinaya”.

Dal n. 3 di Mondi lontani

 

CONFUCIANESIMO: Il maestro Kong (Kong Fuzi) o Kung-Fu-Tzu padre spirituale della civiltà cinese nacque nel 552 o 551 a.C. A 22 anni cominciò ad insegnare. Che cosa insegnò Confucio? La morale della lealtà e della benevolenza. Morì nel 479, all’età di 72 anni. Esistono i 5 libri canonici e i 4 libri classici, curati dai discepoli e alcuni anche da lui.

Dal n. 7 di Mondi lontani

 

TAOISMO: In cinese “Tao-chia” e indica la scuola taoista che segue gli insegnamenti di Lao Tzu, fondatore di questo antico sistema filosofico e religioso. Il Tao è “la via”, l’essere assoluto e indeterminato, da cui derivano tutti gli esseri finiti, principio dell’ordine cosmico enorma per l’agire umano. Tutto nella vita è relativo, solo il Tao è verità. “Tao the ching” è uno dei testi fondamentali del taoismo scritto da Lao-Tzu, di cui non si sa nient’altro. Era più vecchio di Confucio, che conobbe a Lo.

Dal n. 8 di Mondi lontani

 

 

TRACCE SULLA SABBIA

FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA

 

Non mancano certo i titoli per realizzare questa rubrica, e noi continuiamo a spulciare tra i libri, tv, riviste specializzate e non, interessandoci anche a film di cui magari sentiamo anche solo distrattamente parlare, anche se a volte difficile reperirli o fare in tempo a vederli nella spietata distribuzione cinematografica italiana. Tra le nuove uscite, previste entro Natale, spiccano due titoli d’animazione dedicati alle nostre tematiche, i “rivali” MULAN (distribuito dalla Walt Disney) e  IL PRINCIPE D’EGITTO (della Dreamworks di Steven Spelberg), che non vediamo l’ora di gustarci in sala, così come “La principessa Monoke” dal Giappone, che, nonostante il ritardo (vedi Mondi n. 7) pare che prima o poi arriverà anche da noi.

VI CONSIGLIAMO: Cineteatro San Lorenzo alle Colonne- corso di P.ta Ticinese 45- Milano/ tel. 02-6696258

 

SANKOFA di Hailè Gerima- Etiopia, 1993. Uno sguardo all’Africa dal suo interno o da luoghi lontani da parte di un autore della diaspora come l’etiope Hailè Gerima; per lui esordi teatrali, poi regista, attore, scrittore, insegnante in diverse università degli Stati Uniti, dove si è trasferito nel 1967. Questo è un film complesso sull’epopea di una donna, una top model che si ritrova spostata nel tempo, durante la schiavitù, incatenata e destinata in una piantagione di canna da zucchero, marcata col fuoco e violentata, poi la ribellione insieme a un’operaia e al suo amante. Un film crudo per chi vuole avvicinarsi a queste argomentazioni di una terra ancora difficile.

 

IL PRINCIPE D’EGITTO (Prince of Egypt) di Brenda Chapman, Steve Hicker e Simon Wells- USA, 1998. Trasposizione a cartoni animati della storia del giovane faraone Ramses II e della sua ascesa al potere tra intrighi di corte, orgoglio, coraggio, avventure entusiasmanti e la sempre affascinante storia dell’antico Egitto. Una superproduzione che non mancherà di stupire – e non solo i più piccoli- anche per la grande perizia tecnica, che però, spesso negli ultimi film d’animazione, rende i personaggi un po’ troppo artificiali.

 

LA TRAVERSATA (‘Ubur) di Mahmoud ben Mahmoud- Tunisia 1982. E’ un film sullo sradicamento culturale, sociale, geografico, di un regista tunisino da tempo residente in Belgio. Una notte di capodanno in una dimensione atemporale sempre più sospesa. L’interminabile viaggio in mare di due uomini respinti, due senza terra non desiderati in Europa: la patria negata è fissata nel loro sguardo, spazio interiore in un cinema trans-nazionale che pone in primo piano l’uomo.

 

FUOCHI NELLA PIANURA (Nobil) di Kon Ichikawa, con: Eiji Funakoshi, Osamu Takizawa, Micky Curtis- Giappone, 1959. Un capolavoro del cinema giapponese che dipinge le atrocità di cui può macchiarsi l’uomo nella nefanda cornice bellica. La lentezza dei tempi narrativi e la profonda, intensa malinconia che pervade il film, conferiscono alle opere di Ichikawa lo spessore  di poemi visivi nello stile delle antiche stampe giapponesi. La trama racconta della disperata fuga per la sopravvivenza di un soldato la cui patria è nella disfatta. Dopo mille peripezie troverà aiuto presso alcuni contadini.

 

MULAN di Barry Cook e Tony Bancroft- USA, 1998. Quando il feroce condottiero degli unni, Shan Yu, annuncia di voler invadere con la sua armata la Cina, l’imperatore risponde alla minaccia con un proclama con cui chiede ad ogni famiglia di mandare un uomo a combattere nell’Armata Imperiale. In un remoto villaggio, Mulan, figlia unica della famiglia Fa, ragazza dello spirito libero e insofferente alle tradizioni, ha deciso di sposarsi per onorare i propri genitori. All’annuncio del proclama imperiale, suo padre, unico maschio della famiglia, non esita a far fronte ai suoi doveri. Mulan sa che per l’anziano l’arruolamento significherà la morte, quindi si finge lei stessa uomo e parte al posto suo. Questo atteso lungometraggio d’animazione della Disney si ispira ad una delle più popolari leggende cinesi.

 

ANATOMIA DI UN RAPIMENTO (Tengoku to jigokv) di Akira Kurosawa, con: Toshiro Mifune, Tatsuya Nakadai- Giappone, 1963. Un giallo di marca americana firmato dal maestro e padre del cinema nipponico: il rapimento del figlio di un industriale spinge quest’ultimo, dopo vari colpi di scena e la liberazione, a confrontarsi in un colloquio con il capo dei malviventi non a scopo di vendetta, ma per far misurare all’uomo l’enormità di ciò che ha fatto.

 

BUUD YAM di Gaston Kaborè- Burkina Faso, 1997. Visto all’ultimo Festival del Cinema Africano, è il racconto di un viaggio iniziatico che il protagonista compie alla ricerca delle erbe del bene per guarire la sorella da una grave malattia. Nel cammino ripercorre il suo travagliato passato e, attraverso le difficoltà che dovrà affrontare, raggiungerà la consapevolezza di se.

 

AJURICABA di Oswaldo Caldeira, con: Othon Bastos- Brasile, 1977. E’ la storia delle sventure dell’indigeno Ajuricaba, vero simbolo dell’oppressione in Brasile in ogni tempo. Catturato dal colonizzatore portoghese è destinato a morire di fatica nelle piantagioni di caucciù di Manaos, ma niente riuscirà a sopprimere il suo desiderio di libertà. Un buon film dimenticato negli ultimi due decenni.

 

CAVALIERI SELVAGGI (The horsemen) di John Frankenheimer, con: Omar Sherìf, Jack Palance, Leigh Taylor-Young- USA, 1971. Ogni anno i migliori cavalieri dell’Afghanistan si cimentano in un selvaggio torneo nella capitale. Il figlio di un famoso campione è il favorito di turno, ma per sfortuna e dabbenaggine perde la gara, i soldi e anche una gamba. Tuttavia saprà riabilitarsi brillantemente.

 

DALLA CINA CON FURORE (Fist of fury) di Lo Wei, con: Bruce Lee, Nora Miao, Maria Yi- Hong Kong, 1973. A Shangai ci sono due centri di addestramento per arti marziali e il capo di uno di questi decide di eliminare la concorrenza uccidendo il capo dell’altro. Ma il giovane discepolo di quest’ultimo non gliela perdona e con le sue mani fa strage di tutti gli adepti della scuola concorrente. Il film fondamentale nel genere che ha lanciato Bruce Lee in tutto il mondo.

 

 

IL FASCINO DEL MISTERO

 

-MU: IL CONTINENTE PERDUTO-

 

 

“Il Giardino dell’Eden non era in Asia ma in un continente ora sommerso nell’Oceano Pacifico. La storia biblica della creazione- l’epica narrazione dei sette giorni e delle sette notti- non nacque tra le genti del Nilo e della valle dell’Eufrate, ma a Mu, la Madre terra dell’uomo. Queste mie affermazioni trovano riscontro nelle complesse testimonianze che scopersi sia sulla dimenticate tavole sacre in India, sia su documenti di altri paesi”. A parlare è James Churchward, autore, nel 1920, del best seller “Mu, il continente perduto”, ove affermava di aver scoperto la biblioteca segreta dei Naacal, -una comunità religiosa mandata  da Mu nelle colonie per insegnare le sacre scritture, le religioni, le scienze-. Dove si trova questa fondamentale biblioteca, Churchward omette di dirlo; sta di fatto che, decifrando migliaia di criptici segni incisi su tavolette d’argilla, egli ebbe modo di apprendere la storia segreta dei primi abitanti nel mondo. Mu occupava un territorio delimitato dalle attuali isole Fiji, dalle Marianne, dalle Hawaii e dall’Isola di Pasqua –dalla quale ci occuperemo su uno dei prossimi numeri-; era abitata da 64 milioni di persone e estendeva il proprio dominio su tutto il mondo compreso l’altro, più famoso continente perduto, Atlantide. Era popolato da molte razze, su cui predominava quella bianca. Dodicimila anni fa –all’incirca alla stessa epoca della distruzione di Atlantide- venne sommerso da un gigantesco maremoto, e finì inghiottito dalle acque del Pacifico. Una storia che, come si vede, non si discosta molto da quella di Atlantide, anche se la sua origine è molto  più recente. A ipotizzare l’esistenza di un altro continente perduto fu uno zoologo inglese del diciannovesimo secolo, Philip L. Sclater, che aveva rivelato alcune analogie nell’evoluzione biologica e ambientale delle coste dell’Africa, dell’India, della Malesia. Esso avrebbe dovuto trovarsi nell’Oceano Indiano; Sclater lo aveva battezzato Lemuria perché tra le specie animali comuni a questi tre territori c’erano, appunto,  le proscimmie chiamate lemuri. Non era un’ipotesi del tutto campata in aria: ancor oggi i geologi chiamano con questo nome un continente o un subcontinente che potrebbe aver unito l’Africa all’Asia nel periodo Giurassico, da 180 a 130 milioni di anni fa. Non c’era da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l’ipotesi dell’esistenza di un nuovo continente scomparso incontrò subito grande successo. Nel 1888 Madame Blavatsky, fondatrice di un gruppo esoterico chiamato “Società Teosofisica”, scrisse che Lemuria si trovasse nel Pacifico, e vi aveva dimorato la terza delle sei razze che (almeno secondo lei) avevano popolato la terra; anche lei aveva appreso queste informazioni da una biblioteca segreta. Lo scozzese Lewis Spence riprese il discorso affermando che la razza dominante di Lemuria era quella bianca, secondo le teorie razziali in voga al momento; Churchward popolarizzò ulteriormente l’intera faccenda e diede a Lemuria il nome definitivo di Mu. Per approfondire l’argomento Mu, vi rimandiamo alla lettura di due libri: “Mu, il continente perduto” di James Churchward  e “Il mito di Atlantide e i continenti scomparsi” di L. Sprague De Camp.

 

L'INTERVISTA

 

A SAYED

DI MAMDOUH ABDEL KAWI

 

(Mondi): Sayed, raccontaci che cosa è successo realmente per ottenere il permesso di soggiorno.

 

(Sayed): Ho dovuto portare tutti i documenti alla caserma “Annarumma” di Milano in Via Umberto Cagni 1: il contratto di lavoro firmato dal mio datore, il contratto dell’affitto, un documento che prova che sono arrivato qua prima del 27 Marzo 1998, il passaporto, 2 foto, e per finire 20 mila lire di francobolli.

 

(Mondi): E’ stato difficile per te tutto questo?

 

(Sayed): Molto, ma alla fine grazie a Dio è andato tutto bene. Il primo giorno ho fatto la fila dalle 8 alle 17 circa, solo per avere il numero dell’appuntamento ed era il secondo giorno della sanatoria. Eravamo tantissimi, con i carabinieri e la polizia che controllava. Ieri invece ho aspettato dalle 7 alle 17 con tutti i documenti da consegnare ed ho ritirato la ricevuta che mi permetterà di ritirare il permesso i primi di Febbraio.

 

(Mondi): Che cosa hai provato quando hai ritirato la ricevuta?

 

(Sayed): Contentezza, quando mi hanno assicurato che è tutto a posto, mi sono sentito meglio.

 

 

 

IL RICETTARIO

 

FLAN DI COCCO

(dal Messico)

 

 

Media difficoltà- tempo: 1 ora e 20 minuti- ingredienti per 4 persone. 2 uova, 4 tuorli, 70 g di polpa di noce di cocco grattugiata, 350 ml di latte condensato non zuccherato, 100 g di zucchero di canna, 100 g di zucchero semolato, una piccola arancia, cannella in polvere.

Per decorare: fettine di cocco fresco. Mescolate  il latte in una ciotola con lo zucchero di canna e ½ cucchiaino di cannella, unendo a poco a poco e il succo d’arancia. Sbattete a parte le uova con i tuorli, poi amalgamatevi il latte, mescolando bene con una frusta. Preparate il caramello: versate lo zucchero semolato in una piccola casseruola con sei cucchiai di acqua e cuocete, senza mescolare, fino ad ottenere un caramello decorato. Trasferitelo quindi in uno stampo rettangolare e fatelo scorrere bene sul fondo e sulle pareti. Versatevi dentro il composto preparato e cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 180 gradi per 50 minuti. A cottura ultimata togliete lo stampo dal forno e lasciate raffreddare completamente il flan, poi sformatelo su un piatto e lasciatelo riposare in frigo per un paio d’ore. Guarnite infine con le fettine di cocco e servite. Se usate della noce di cocco liofilizzata, fatela prima rinvenire in un po’ di latte fresco.

 

 

SCAMPONI AL CURRY

(dalla Cina)

 

Sgusciate 24 grossi scampi, privateli del filino scuro intestinale, lavateli e asciugateli bene. In una grande padella nella quale gli scampi possono stare in un solo strato, fate scaldare 4 cucchiai di olio di semi, adagiatevi gli scampi e fateli saltare a fuoco vivo, finchè prenderanno un bel colore rosso. Spruzzateli con mezzo bicchiere di sakè che lascerete sfumare. Bagnate ora gli scampi con 2 dl di panna Fontebianca, profumateli con un cucchiaio di curry, salateli, preparateli a fuoco medio, fate un po’ addensare la salsa. Servite gli scampi ben caldi, nappati con la loro salsa.

Dal giornale “Il Paniere”

 

 

COUS COUS CON VERDURE… E UVA PASSA (nordafrica)

Preparazione: 10 minuti. Per 4 persone: 300 g di cuos cous, 2 cucchiai di curry, un lime (o limone), 400 g di pomodori sodi, 5 zucchine novelle, semi di finocchio, un cetriolo, 2 rametti di menta, 50 g di olive nere snocciolate, olio e sale e se volete aggiungete anche uva passa. Mondate e lavate le verdure, spellate i pomodori, e riducete la polpa a cubetti. Sbucciate il cetriolo e tagliatelo a tocchetti; spuntate le zucchine e con un pelapatate tagliatele a fettine nel senso della lunghezza. Mettete il curry in mezzo litro di  acqua e versatelo sul cous cous in una insalatiera. Mescolate, poi aggiungete la menta, i semi di finocchi, i dadi di pomodoro, le zucchine, un pizzico di sale, 5/6 cucchiai di olio. Ponete in frigorifero, coperto, per almeno 3 ore mescolando di tanto in tanto e, se il caso, aggiungete il lime tagliato a fettine sottili.

Dal giornale “Gioia”.

 

 

TIKKA D’AGNELLO (India)

150 g di yogurt naturale intero, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 2 dl di succo di limone, 3 peperoncini verdi freschi, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di zenzero grattugiato, 1 cucchiaio di foglie di menta fresca tritata, 3 cucchiai di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio di semi di cumino in polvere, 1 cucchiaio di garam masala, 1 cucchiaio di pasta di curry, 1 cucchiaio di sale, 400 gr di agnello. Per guarnire: fettine di limone, pane naan. In una scodella mescolate accuratamente lo yogurt, l’olio e il succo di limone, i peperoncini verdi puliti e finemente tritati, l’aglio sbucciato e schiacciato, lo zenzero, menta e prezzemolo tritati, il cumino in polvere, il garam masala, la pasta di curry acquistata già pronta nei negozi specializzati, il sale. Tagliate la carne d’agnello a cubetti e lasciateli marinare per 24 ore nella miscela di spezie e aromi. Trascorso il tempo previsto, infilate i cubetti di carne su degli spiedini di legno e cuoceteli sotto il grill per una decina di minuti, girandoli tre volte. Serviteli con delle fettine di limone e del pane naan.

Dal Ricettario “Cucina dell’India” editrice “La casa verde” di Walter Pedrotti.

 

* le altre ricette pubblicate sono: kebab, molohia, riso saltato alla cantonese “Mondi lontani n. 6”/ curry d’agnello, harissa, tempura “Mondi lontani n. 7”/ curry di ananas, tortillas con mais e pollo, bignè di gamberoni e pollo “Mondo lontani n. 8”.*

 

 

Le spezie

 

Quante volte avete mangiato pietanze condite con il curry, il cumino, lo zafferano, senza sapere nulla di queste polveri dal gusto particolare?

 

La cannella dà profumo a biscotti e torte, e si ottiene dalla corteccia essiccata di un albero (Cynnamomum zeylanicum) diffuso nello Sri Lanka (ex isola di Ceylon), alle isole Seychelles e Giava. Ha un’aroma delicato e si consiglia d’acquistarla in stecche intere, perché in polvere perde il suo aroma velocemente.

 

Il chiodo di garofano dà sapore ai brodi e ad alcuni dolci, non solo, anche al bollito e alle marinate, va usato senza esagerazione, moderatamente per via del gusto ricco e penetrante. Come si ottiene? Essiccando la gemma della pianta di garofano.

 

Il coriandolo in realtà è il “prezzemolo” cinese e dalla pianta si utilizzano le foglie fresche e i semi essiccati, macinati e miscelati ad altre spezie nel curry, molto aromatici.

 

Il curry è di colore giallo ed ha una sapore indispensabile per il riso indiano (basmati), la carne di qualsiasi tipo, compreso il pollame, ed anche per condire il pesce, perché? Ha una sapore ricco e piccante e deriva dalla mescolanza di oltre venti aromi, quali?

Pepe bianco

Pepe nero

Coriandolo

Paprica

Chiodi di garofano

Cannella

Finocchio

Ginepro

Girasole…

 

Il cumino è usato anche nei paesi arabi, nordafricani, Nord Europa, non solo in India, ed in qualsiasi tipo di pietanza, sia in semi, sia in polvere.

 

Lo zafferano è usato in polvere o stigmi in tutto il mediterraneo, Italia compresa ed è originario della Grecia e dell’Asia Minore. E’ costituito dagli stigmi (parte terminale del pistillo) di una varietà di crocus, ha un’ aroma inconfondibile, da utilizzare in piccole dosi nelle pietanze ed un colore dorato. Famoso è ormai il riso allo zafferano.

 

Lo zenzero è un rizoma dal gusto deciso e si adopera in polvere, fresco o secco.

VOCI DAL NILO

I LIBRI PIU’ BELLI

 

 “Misteri e leggende di Cuba” di Samuel Feijoo, Arcana, lire 25.000. E’ utile per chi è interessato  alla leggenda del folklore cubano: l’insieme delle dichiarazioni e dei racconti contribuisce a mettere in luce i diversi aspetti dei vari miti, mettendo in rilievo il processo dell’immaginazione popolare.

 

“Dizionario cinese” di Lu Yin e Carlo Trobia, L’Airone, lire 18.000. Diviso per argomenti dall’abbigliamento alla vita notturna un piccolo dizionario per turisti in visita in Cina con traduzione fonetica… consigliato anche per sapere cosa si ordina al ristorante cinese sotto casa.

 

“Africa occidentale”- Le Guide Routard, Touring Editore, lire 29.000. Finalmente tradotta in italiano la dettagliata e aggiornata guida Routard sui paesi dell’Africa dell’ovest.

 

“Guatemala e Belize”- Lonely Planet, EDT Edizioni, lire 35.000. Una ricca guida tra indicazioni sui luoghi e la storia degli antichissimi Maya e le spiagge deserte di sabbia finissima con gli sport da praticarvi.

 

“Nell’Africa italiana” di Ferdinando Martini, La Biblioteca del Touring, lire 22.000. Le scandalose vicende accadute in Eritrea, colonia italiana alla fine del secolo scorso, testimoniate in un diario dell’epoca.

 

Sempre sul solito Ramses, la cui moda pronostichiamo (e speriamo!) finirà presto, ecco “L’Impero dei Ramses” di Claire Laloutte, Newton & Copton, lire 19.900 in cui viene ricostruito il ciclo completo della mitica dinastia che portò al massimo splendore l’Egitto.

 

Se poi volete saperne di più della vita di un tempo e di un regno davvero affascinante, ecco “La vita dell’antico Egitto” di Domenique Valbelle, Xenia tascabili, lire 10.000, che ci fa viaggiare attraverso la quotidianità egizia, e “Vivere al tempo dei faraoni” di Eugene Strouhal, De Agostini, lire 39.000, che ci mostra tutti gli aspetti del pubblico e del privato sulle rive del Nilo.

 

Per chi invece è interessato alla Cina, c’è il CD-Rom edito e distribuito dalla Giunti Multimedia, in lingua italiana a lire 59.000. Racconta di un viaggio di 2 turisti giovani dei giorni nostri in un paese affascinante come la Cina. Il percorso parte a Pechino fino a Kunming, attraversando montagne, città e campagne alla scoperta di questo paese sconosciuto con più di 350 fotografie.  

 

MASCHERE AFRICANE

 

Fino al secolo scorso, le maschere e le sculture provenienti dall’Africa suscitavano curiosità e nient’altro. E’ dal primo novecento europeo che l’arte africana incomincia ad essere riconosciuta. Finchè nel 1907 il grande patrimonio artistico e culturale del continente nero trova un punto di contatto con l’arte europea e americana, questo in coincidenza con l’opera che contrassegna la nascita dell’arte cubista “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso. L’arte africana influenzerà: Matisse, Vlamink, Epstein, Brancusi, Derain, Picasso, Leger, Braque, Modigliani…

Questi sono solo alcuni nomi più famosi.

MONDI LONTANI

NUOVO!

 

 

 

 

Anno 3 N. 10- Febbraio, Marzo, Aprile 1999- HJK ED.  Lire 4000

 

Pubblicazione trimestrale Giornale autoprodotto senza scopo di lucro  

 

Tutte le foto ed articoli hanno puro valore documentativo e i relativi Copyrights appartengono alle persone, Case Editrici ed agenzie che ne detengono i diritti.

 

Redazione: Marco Dello Russo/Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi e Willy.

 

Hanno collaborato: Tiziana Gallini

 

 

 

                                                                     SOMMARIO

 

                                 NEWS FROM…ALAM BAID “NOTIZIE E CURIOSITA’”       P. 3

                                 MUSICA HABIBI           P. 5

                                 CHEB MAMI       P. 7

                               DISCOGRAFIA RAVI SHANKAR SECONDA PARTE             P. 8

                                 BRIHAD ARANYAKA UPANISAD/

                                 UN MITO DI CREAZIONE  P. 9

                                 AL FATIHA/L’APRENTE  P. 10

                                 L’INTERVISTA  P. 11

                                 VOCI DAL NILO “I LIBRI PIU’ BELLI”             P. 13

                                 TRACCE SULLA SABBIA

                                 “FRAMMENTI DI CINEMATOGRAFIA LONTANA” P. 15

                                 NON SOLO KUNG FU  P. 17

                                 IL FASCINO DEL MISTERO: ELDORADO  P. 18

                                 L’ANNO DEL CONIGLIO P. 20

                                 SITI LONTANI  P. 22

                                 IL RICETTARIO P. 23

                                 DAL SOL LEVANTE P. 24

 

 

                                

 

Si ringraziano i giornali, libri, ecc. da cui sono stati tratti gli articoli per questo numero: Gioia, Cucina araba (La casa verde Ed.), Tagore (Mondatori), Upanisad (Acquarelli).

 

La copertina è di: Marco Dello Russo

 

Inoltre si ringrazia: Maurizio Moro

 

Il nostro numero telefonico: 0339-2786478

 

 

 

 

 

 

 

 

L’eterno danzatore danza

Di nuova in nuova

Danza di bellezza

Nei fiori primaverili,

di campo in campo

sulle onde delle messi.

Danza immortale,

o giovinetta,  nella tua mente,

nelle tue membra,

nella dolcezza del tuo animo,

in quel che contempli,

in quel che scrivi.

 

RABINDRANATH

TAGORE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EDITORIALE

 

Ben ritrovati cari lettori con il NUOVO “Mondi Lontani”. Ci scusiamo se ci siamo fatti attendere un po’ più del solito ma dovevamo rinnovarci, migliorare la grafica e tutto il resto. Stiamo crescendo e faremo del nostro meglio per continuare su questa strada. In questo numero ci sono rubriche ed articoli molto interessanti come l’arredamento giapponese in DAL SOL LEVANTE, la storia misteriosa dell’Eldorado in IL FASCINO DEL MISTERO, il calendario cinese in L’ANNO DEL CONIGLIO e i siti sul Marocco in SITI LONTANI. Inoltre c’è L’INTERVISTA sul Ramadan e la prima pagina del testo sacro degli indù L’UPANISAD, e dei musulmani AL FATIHA tratta dal Corano. Dimenticavamo! c’è la seconda parte della Discografia di RAVI SHANKAR e la storia del cantante Rai CHEB MAMI. Cos’altro possiamo dire?

                             BUONA LETTURA!

 

                                            Marco Dello Russo

Mamdouh Mohammad AbdEl Kawi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEWS FROM…ALAM BAID

 

 


Il 19 Dicembre 1998 è iniziato il Ramadan (digiuno dei musulmani) e Bill Clinton in lotta con Saddam Hussein, per non urtare la sensibilità del miliardo di fedeli islamici nel mondo ha deciso per quel giorno di sospendere tutto. Ma il mondo arabo non la pensa cosi, è convinto che Clinton, dopo aver visto le manifestazioni di protesta in Egitto e Siria, impaurito, ha deciso di fare retro-front.

 

Il 18 Gennaio 1999, a Torino, con il permesso del sindaco Valentino Castellani, su Porta Palazzo è calata un’atmosfera islamica. Sei potenti altoparlanti hanno diffuso nel “cuore” popolare della città la voce del muezzin, che annunciava ai musulmani di Torino la fine del Ramadan. Torino si è aggiudicata così il primo posto di città europea a fare una cosa di questo tipo. I musulmani hanno apprezzato questa iniziativa ma non tanto i torinesi, primo in testa Don Luigi (sacerdote scomunicato e seguace di Monsignor Marcel Lefebure dichiarato “eretico” dal Papa per le sue posizioni ultraortodosse). Ma nonostante questo, le sue parole di protesta hanno strappato 500 applausi dei fedeli presenti. Ecco ciò che ha detto: “Siamo qui per riprenderci questa piazza. I torinesi devono difendere l’identità cristiana dalle invasioni musulmane”. Parole forti.

 

Anche i milanesi, dopo la morte di alcuni italiani uccisi in modo ingiustificato da certi extracomunitari si sono mossi scendendo in Piazza Duomo per chiedere il rispetto delle leggi (quasi mai praticate) e la visibilità dello stato. “Gli immigrati- dice l’attore Dario Fo- sono l’anello più debole, quello più facilmente attaccabile. Sembrano creati ad hoc per una propaganda contro i mali sociali. Si dice per esempio che portano via il lavoro ai disoccupati italiani quando non è vero perché gli stranieri vanno a fare mestieri che gli italiani ormai hanno abbandonato. Di loro si dice che sono una bella ammucchiata di criminali quando non è assolutamente vera l’equazione immigrato e delinquente. E’ successa la stessa cosa dopoguerra verso i meridionali, adesso è la volta dei “meridionali orientali” così l’ho sentiti chiamare. Non tutti i milanesi sono razzisti. Mi auguro che ritrovino la loro mentalità aperta”.

 

E’ morto in Febbraio Re Hussein di Giordania. Clinton, in nostro Presidente Scalfaro ed altri capi di stato hanno partecipato al funerale del Re scomparso, sostituito ora dal figlio Abdallah, sposato, con due figli.

Condannato a morte il politico curdo Ocalan. I curdi sono scesi nelle piazze delle città più grandi d’Europa, come Milano per esempio, occupando persino il consolato greco di Milano, senza armi. Vogliono solo il loro capo- detto Apo-, vivo.

 

In Giappone, la cui popolazione beve mediamente dieci bicchieri di tè al giorno, l’incidenza delle malattie coronarie e quella delle morti da infarto sono molto inferiori rispetto agli altri paesi sviluppati.

 

Da un anno a questa parte va molto di moda dipingersi le mani con l’henné (sparisce dopo 15 giorni) come fanno le donne marocchine, tunisine, berbere e yemenite nei giorni di festa.

 

La palma da datteri, originaria del nord Africa, si coltiva anche in Arabia e nel Golfo Persico, dove forma la caratteristica vegetazione delle oasi. Gli egiziani, per tradizione, li mettono nelle bomboniere come simbolo di prosperità e fertilità. Gli arabi dicono che se il cammello è il loro dolce fratello, la palma da datteri è la loro mamma, la loro provvidenza divina. Furono i fenici a diffonderla in tutto il mediterraneo.

 

Il pugile Prince Naseem Hamed famoso ormai in tutto il mondo, è ora amico della rockstar americana Michael Jackson. L’interprete di “Thriller” sembra che sia riuscito a convincere il pugile arabo ad entrare in studio di registrazione, chissà che cosa ne uscirà fuori. Intanto Hamed ha ricevuto una meGa offerta di contratto dall’etichetta EMI.

 

A Rezzato (Brescia) in via Mazzini 55, hanno aperto il primo Sushi-discobar, il (Shibuya). L’investimento totale è di 2.500.000.000 di lire. 7 sono i palchi di 1 teatro giapponese futurista, 1 palcoscenico di 90 mq dominato da una scultura di 13 metri di lunghezza. 100 sono i coperti distribuiti su 24 tavoli, 35 i posti seduti a terra su cuscini di pregiato tessuto orientale per il tavolo giapponese, 70 sono le pietanze di cui 20 orientali e 14 sono le casse acustiche da 300 watt per l’impianto cinema e teatro. Per prenotazioni e informazioni servirsi del sito Internet ttp://www. Shibuya. It.

 

 

 

 

 

 

 


Probabilmente il sistema postale fu inventato da Dario, imperatore dei Persiani (   sec. A.c.), che comunque lo perfezionò. La Persia disponeva di un “autostrada” lunga 2.500 km, che univa sardi a Susa. Lungo il tragitto sorgevano un centinaio di luoghi di sosta (come gli attuali Motel) e pattugliamenti regolari proteggevano da cattivi incontri. Un normale cittadino impiegava tre mesi per percorrerla, ma i corrieri postali del Re ci riuscivano in una settimana!

 

L’arcipelago di Tokelan, un territorio autonomo della Nuova Zelanda costituito da tre isolotti vasti complessivamente 10 kmq, nel 1997 è stato finalmente dotato di linee telefoniche. Fino ad allora, esso era forse l’unico paese del mondo ad essere ancora privo di tale servizio: per poter comunicare fra di loro, i circa 2000 abitanti avevano a disposizione soltanto radio ricetrasmittenti.

 

Saltando la corda, il nipponico Katsumi Suzuki è riuscito a far compiere a quest’ultima cinque giri attorno al proprio corpo durante un unico salto!

 

In Egitto è stato presentato un ambizioso progetto che prevede la costruzione di un canale artificiale lungo 320 km : esso sarà alimentato dalle acque del Nilo e correrà parallelo al fiume, dal lago Nasser fino al mediterraneo, trasformando una parte del deserto egiziano in una zona fertile e rigogliosa nella quale verranno edificate 24 nuove città.

 

Sito suicidi! La polizia giapponese ha recentemente chiuso un sito internet colpevole di aver portato palesemente al suicidio una ragazza della capitale. Il sito sarebbe stato specializzato nei suicidi vendendo, tra l’altro, pasticche velenose e istigando le persone a togliersi la vita.

 

Per Maya e Aztechi era sacro e prezioso, ma quando i  semi del cacao furono portati in Spagna da Cristoforo Colombo, nessuno sapeva che uso farne, finché il conquistatore Hèrnan Cortès bevette per caso una tazza di cioccolata (una bevanda fredda chiamata Xocotlatl, offertagli dall’ultimo imperatore azteco, Montezuma II). Quella bevanda divenne ben presto adattata ai gusti europei ed ebbe un notevole successo. Inizialmente veniva preparata facendo macerare in acqua un impasto di semi di cacao tostati e schiacciati, cui si aggiungevano spezie, vaniglia e miele.

 

Rischia di sprofondare la città fortezza degli Incas, Machu Picchu, riportata alla luce 80 anni fa nella valle Urubamba delle ande. I geologi segnalano con allarma la formazione di nuove preoccupanti crepe dopo le abbondanti piogge dei mesi scorsi. A 2360 metri sul livello del mare, la “città perduta” potrebbe scomparire portando via con sé tanti misteri, come quello che la identifica come “porta di accesso alla terra di forze extraterrestri”.

 

“Sesh-lingue e scritture nell’antico Egitto”. Quattro millenni di scrittura nella Valle del Nilo attraverso settanta reperti fra oggetti e materiali archeologici inediti. A Milano, biblioteca di Via Senato (tel. 02/76025644), fino al 23 Maggio. Orari : 10-18, lunedì per le scolaresche su prenotazione. Ingresso £ 6000. Catalogo Electa.

 

Non è la prima volta e non sarà certamente l’ultima che l’elettronica aiuta l’archeologia, ma la scoperta di una capitale egizia non è notizia di tutti i giorni. L’elaborazione al computer dei dati ottenuti sul terreno con sensori magnetici, ha consentito agli archeologi egiziani di localizzare e disegnare con precisione l’impianto urbanistico di Quantir, una città seppellita da millenni dopo essere stata un importante capitale dell’era del Nuovo Regno.

 

IL Festival del cinema africano è dal 19 al 25 Marzo, per informazioni rivolgersi alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano. I film verranno proiettati nelle sale dei cinema: S. Lorenzo, De Amicis e all’ Auditorium S. Fedele.

VI ricordate il bazar di Via Lorenzini a Milano? L’hanno riaperto a S. Donato, vicino la metro. Andateci!

Paese che vai, funerale che trovi…Concludiamo questo piccolo spazio con il lontano oriente e il Brasile. I problemi di spazio affliggono i cittadini del Sol Levante anche nell’aldilà. Nonostante la cremazione sia diffusissima in Giappone, i tempi di attesa per la collocazione delle urne sono molto lunghi. Così un’azienda ha pensato di produrre un kit per la sepoltura a domicilio: mini- altare buddista con tomba incorporata per tutta la famiglia tipo mobiletto di facile collocazione. E mentre le ceneri degli eccentrici americani vengono anche mandate nello spazio, in Cina l’ultimo viaggio è accompagnato da accessori…di  cartone come soldi, auto, bambole, tutti rigorosamente finti e regolarmente venduti per essere bruciati con la salma. In Brasile, invece, un cimitero di Rio De Janeiro ha lanciato un “sepolcro via internet” in cui il caro estinto potrà continuare a farsi vedere e a parlare dopo morto con chi gli fa visita grazie a un video in cui inserire foto e scritti!

 

 

MUSICA HABIBI

 

“SUFI- LA DANZA DEL COSMO”- Red Edizioni (Altri Suoni). CD di 60 minuti in elegante confezione con un libretto con spiegazioni. I titoli dei brani: Bismillah Ar-Rahman (9’ 54), La ilaha illallah (16’ 45) ecc. Gli strumenti: Ney “flauto di pan a 7 canne”, Oud “liuto a 11 corde con ampia cassa e breve manico”, Rebab “violino a 3 corde di crine di cavallo ricavato da un unico pezzo di legno incavato”, Bendir “tamburo suonato con le mani”, Saz “liuto con lungo manico e cassa a forma di pera”. La voce è dello Sheikh Rahmi Oruj Guvene.

 

MILTON NASCIMENTO “Brazil” della Verve World è una raccolta imperdibile del cantautore brasiliano che riesce a dare alla musica un respiro di vita. Tutte le canzoni appartengono al decennio scorso e “Cacador de min” è una delle interpretazioni più riuscite in 20 anni di carriera.

 

“TRADITIONAL JAPANESE KOTO MUSIC” della E2 è una raccolta di musiche tradizionali di compositori anonimi giapponesi. È bello ascoltare composizioni di questo tipo appartenenti chissà a quanti secoli fa. Registrazione: Buona.

 

CHINA- THE WORLD OF MUSIC” della Hallmark. Non poteva mancare una raccolta di musica dalla Cina, il tutto in chiave moderna, peccato, sarebbe stato meglio rimanere fedeli alle tradizioni. 20 sono i brani, ecco alcuni titoli: Beautiful morning, Rose of China, Dance of the children. Un suggerimento: non era meglio usare qualcos’altro invece della tastiera come accompagnamento?

 

CHEB MAMI “Cheb Mami- Blue Silver”. È una raccolta che contiene le migliori canzoni di Mohamed Khelifati in arte Cheb Mami del periodo 1985- 1986, 13 sono i pezzi uno più bello dell’altro: Douni el bladi, Ana Mazel (la migliore) ecc. Tutto in stile anni 80. Da “Ouach etsalini”, in poi, Mami ha introdotto l’organo.

 

MOHAMMAD FOUAD “El Hob el hakiki”, ovvero “L’amore vero”, è l’ultima fatica del cantante egiziano. Non è niente di speciale, anche se molto carina. Fouad ha pensato di usare la solita formula vincente, senza pensare di cadere nel ripetitivo.

 

CHEB MAMI “Let me Rai”- Totem Records. È il primo disco degli anni 90 di Mami, ma alcune sonorità del decennio scorso si risentono. Prodotto e arrangiato da Hilton Rosenthal e registrato in California nel 90, questo disco riconferma la bravura del cantante algerino. La copertina mostra un Mami serio, ma in realtà è un disco godibilissimo e solare come il Mami allegro sul retro copertina, quello al quale siamo più abituati. Fra i brani: Fatma e Let me cry (che ricorda il titolo del disco).

 

ETHEM ADNAN ERGIL “Turkish folk gitar-3”- Mega Muzik. Ascolta questo disco e lasciati trasportare dalle note di “Nenni Bebek”, già ascoltata nella cassetta allegata al n. 9 di Mondi Lontani. Altrettanto belle sono le altre: Al Fadimem, Aygyz ecc. E’ musica folkloristica suonata con la chitarra ed altri strumenti turchi.

 

CORNERSHOP “Woman’s gotta have it”- Wiiija Records. Il successo del recente ed interessante “When I was born for the 7th time” –vedi Mondi Lontani n. 8- ci ha spinto ad occuparci anche di questo disco del 1995. Non è niente di speciale, e certe idee sono identiche a “When I was...”. Gli unici brani in indiano sono: “6 am Jullander Shere”, “Camp Orange” e il seguito “7: 20 am Jullander Shere”, il resto è tutto in inglese. I Cornershop prima di questo hanno pubblicato una serie di EP ed alcuni LP: “Elvis sex change” e “Hold on it hurts”.

 

Nota: Nel numero scorso abbiamo parlato anche degli Asian Dub Foundation, ma la musica non ha niente a che fare con l’oriente, nonostante i componenti e i testi sono inglesi.

 

“GLOBAL CELEBRATION”- Ellipsis. È una compilation di autori vari, imperdibile per chi ama scoprire le emozioni della diversità in ogni angolo del mondo. Si tratta di un’opera monumentale in 4 CD antologici dedicati a tutte le forme di celebrazioni, e divisi per tema: rapporto col Divino espresso attraverso le danze, celebrazioni di cicli della natura, riti di passaggio e feste. Il materiale sonoro spazia per tutto il globo, dalle isole della Caledonia, all’Africa, dal sud America al sud Italia, presente con una tarantella.

 

RYUICHI SAKAMOTO “Snake Eyes”- Hollywood. Ci eravamo già occupati dello stretto rapporto tra Ryuichi Rakamoto e le colonne sonore, ed ora, con l’uscita del nuovo film di Brian De Palma, ecco l’omonimo CD “Snake Eyes”, dove il noto artista giapponese riesce a ruotare magistralmente intorno ad un motivo senza essere accusato di estetismo. La melodia forte del film, quasi un adagio di fine 600, è vivisezionata con gli strumenti dell’orchestra, filtrata dalle tastiere, camuffata da tango e, infine giunge all’epilogo con la dissipazione, in sintonia con le immagini a 35 millimetri. Inoltre, sempre di Sakamoto, è uscito “Love is the devil” (Asphodel), un lavoro più sperimentale e rumorista, molto suggestivo ma più difficile per un ascoltatore medio.

 

PAUL BOWLS “Black star at the point of darkness”- Subrosa/ Maso. L’artista di origine giamaicana è un poeta nomade: accanito frequentatore del Maghreb, dei mercatini di Marrakech, dei villaggi e delle montagne dell’Alto Atlante, egli ha registrato il suono di quelle terre, e, a partire dagli anni 60, ne ha registrato voci, timbri e ritmi. Tra i brani: “Music in the village of the Amara”, “Six preludes for piano”.

 

“BLISS”- Real world. È un’ennesima raccolta di musica etnica, ma forse un po’ diversa dalle solite, perché “Bliss” (estasi) è un viaggio dedicato alla musica di frontiere superandone i limiti per emozioni e ricerca interiore che ci danno i partecipanti: il pakistano Nusrat Fateh Khan (con “Fault line”), l’irlandese Iarla O’ Lionaird con “Abha”, l’africano Ayub Ogad con “Kothbiro” e molto altro materiale da tutto il mondo diverso tra un brano e l’altro, ma perfettamente amalgamato in un progetto che sembra frutto di un solo autore.

 

“INVOCATIONS”- Music of the world. Il potere nel suono della sfera spirituale è racchiuso in questa compilation che interessa e caratterizza le differenti ispirazioni dei popoli della terra. Dalla confraternita Gnawa in Marocco al sincretismo della santeria cubana, dall’innodia degli indiani d’America alle campane della chiesa di Paucartambo in Perù, alle meditazioni del flauto giapponese “Shakuhachi”. Veramente interessante.

 

TAHA- KHALED- FAUDEL “1, 2, 3 Soleis”- Barclay. Sorprendente questo disco dal vivo dei 3 artisti algerini. Ci sono pezzi del noto Khaled come “N’ssi N’ssi”, “Aicha”, “Didi”, e del meno noto Faudel (foto sotto) “Eray”, “Tellement N’Brick”. Per completare il tutto ci pensa Rachid Taha con le sue “Ida” e “Ya Rayah”. Un omaggio alla Francia con “Comme d’habitude”, che chiude l’album.

 

 

 

CHEB MAMI

 

 

Il suo vero nome è Khelifati Mohamed ed è nato l’11 Luglio del 1966 in un quartiere popolare di Saida, in Algeria. Cheb significa “giovane”, Mami è il diminutivo di Mohamed. Le sue prime apparizioni in pubblico risalgono all’età di 17 anni. Era il 1982 quando il giovane Mami partecipò al concorso per la RTA. Ma fu a 14 anni, nel 1980, che si fece una solida reputazione d’animatore e incominciò a registrare i primi demo.

A metà anni 80 si trasferisce a Parigi, e tra il 1985 e il 1986 registra i primi album. A fine anni 80 è già una grande star ai livelli del collega Cheb Khaled. Musica seducente e originale con influenze diverse è quella di Mami, giovane scappato come molti dall’Algeria col sogno di raggiungere la Francia in cerca di fortuna. Ce l’ha fatta. Come molti artisti, Mami ha registrato molto materiale, pubblicato ufficialmente. Ma esistono in Algeria diverse registrazioni su cassette pirata, un numero infinito. I titoli ufficiali sono i seguenti:

PRINCE OF RAI

LET ME RAI

SAIDA BLUE

FATMA FATMA

LAZRAG

MELI MELI

CHEB MAMI

 

 

RAVI SHANKAR

DISCOGRAFIA (SECONDA PARTE)

 

 

THE RAVI SHANKAR

PROJECT/ TANA MANA (1987)

INSIDE THE KREMLIN (1988)

SITAR (1989)

SHANKAR/ GLASS PROJECT (1990)

THE LEGENDARY RAVI SHANKAR:

GOLDEN JUBILEE CONCERT (1990)

THE SPIRIT OF FREEDOM CONCERTS (1990)

HOMAGE TO MAHATMA GHANDI (1990)

TRIVENI SITAR (1990)

PASSAGES (1991)

MONUMENT OF STRINGS (1991)

AT WOODSTOCK FESTIVAL (1991)

THE MUSICAL GENIOUS OF PANDIT

RAVI SHANKAR (1992)

RAVI SHANKAR/ MALLIKARJUN

MANSUR VOL. 1 (1994)

PANDIT RAVI SHANKAR (1995)

IN CONCERT 1961 (1995)

GENESIS OST (1995)

DOYEN OF HINDUSTANI MUSIC (1995)

SUBLIME SOUNDS OF SITAR (1996)

RAGA TALA (1997)

CHANTS OF INDIA (1997)

Inoltre l’artista indiano ha partecipato in molti altri album di artisti più o meno noti, fra questi George Harrison.

 

*Per la prima parte della DISCOGRAFIA di Ravi Shankar, vedi numero 9 di Mondi Lontani (Novembre/ Dicembre 1998)

 

 

 

BRIHAD ARANYAKA UPANISAD

UN MITO DI

CREAZIONE

 

L’ORIGINE DEL MONDO

 

All’inizio questo mondo era soltanto il Sé sottoforma di Persona cosmica.

Guardandosi intorno, non vedeva altro che se stesso. Egli disse perciò dapprima:“Io sono”. Così sorse il nome io. Perciò ancor oggi quando qualcuno ci rivolge la parola noi diciamo “Io sono” prima di pronunciare il nostro nome. Prima che esistesse il mondo egli bruciò ogni male, perciò è una Persona. Chi sa questo brucia chiunque voglia precederlo.

Egli ebbe paura. Perciò chi è solo ha paura. Poi si disse fra sé e sé: “Di che ho paura, poiché non c’è altro che me stesso?” Con ciò la sua paura si dissolse, perché che cosa avrebbe potuto temere? La paura nasce certamente dalla presenza di un altro da sé.

Ma egli non provava gioia. Perciò chi è solo non prova gioia. Desiderò la presenza di un altro da sé. Egli aveva le dimensioni di un uomo e di una donna strettamente abbracciati. Si divise in due e da ciò sorsero un marito e una moglie. Perciò, come disse Yajnavalkya, “ciascuno è simile alla metà di un utero”. Ora il vuoto era riempito dalla donna.

Egli si congiunse con lei e così nacquero gli esseri umani.

La donna si disse fra sé e sé: “Come mai egli si accoppia con me dopo avermi lui stesso generato? Debbo nascondermi”. E si trasformò in una vacca. Egli divenne un toro e di nuovo si congiunse con lei: così nacquero i bovini. Lei si trasformò in cavalla, lui in cavallo;lei divenne un’asina, lui un asino. Si congiunse con lei e da ciò nacquero gli ungulati. Lei divenne una capra, lui un becco; lei una pecora, lui un montone. Si congiunse con lei e da ciò nacquero gli ovini e i caprini. Così in verità generò tutte le coppie, giù giù fino alle formiche.

Egli disse “Io in verità sono questo creato, perché l’ho emesso tutto quanto da me stesso”. Da ciò nacque la creazione. Chi comprende ciò diventa partecipe di questa sua creazione. La gente dice: “Venera questo dio!Venera quest’altro dio!” Ma sua soltanto è la creazione, e lui stesso è tutti gli dei.

Poi, soffregandosi le mani e usando la bocca come fornace, creò il fuoco. Perciò mani e bocca sono glabre all’interno, perché la fornace è glabra all’interno. Tutto ciò che è umido lo creò a partire dallo sperma, e cioè è il soma. Ogni cosa in questo mondo si nutre di cibo ed è alimento per qualcos’altro. Questa è la supercreazione di Brahman. Egli creò gli dei, suoi superiori; mortale, egli creò gli immortali. Perciò è una supercreazione.

 

Così inizia l’Upanisad, uno dei tre testi sacri degli indù.

 

AL FATIHA “L’APRENTE”

 

NEL NOME DI ALLAHIL COMPASSIONEVOLE IL MISERICORDIOSOLA LODE APPARTIENE AD ALLAH,  IL SIGNORE DEI MONDI

IL COMPASSIONEVOLE

IL MISERICORDIOSO

IL RE DEL GIORNO DEL GIUDIZIO

TE SOLTANTO NOI ADORIAMO

E TE SOLTANTO NOI INVOCHIAMO

IN SOCCORSO

MOSTRACI LA RETTA STRADA

LA STRADA DI COLORO,

SUI QUALI HAI EFFUSO LA TUA GRAZIA,

COLORO CHE NON SONO OGGETTO D’IRA

E CHE NON VANNO ERRATI

COSI’ SIA.

 

AL FATIHA è la prima Sura (capitolo) del Corano, il libro Sacro dei musulmani, ed ha 7 Ayat (versetti). Il Corano contiene 114 Sure.

 

 

L’INTERVISTA

 

 

A MAMDOUH MOHAMMAD ABDEL KAWI

DI TIZIANA GALLINI

 

(Mondi):Perché fate il Ramadan?

 

(Mamdouh):Il Ramadan avviene nel mese in cui Allah ha rivelato tramite l’Arcangelo Gabriele il sacro Corano a Maometto, e al nostro profeta è stato ordinato di digiunare in quel mese.

 

(Mondi):In che periodo dell’anno viene praticato?

 

(Mamdouh):Il Ramadan coincide con il nono mese del calendario lunare(più corto del calendario solare di 11 giorni), e per questo periodo ci si deve  “ricaricare”spiritualmente. A decidere la data, che varia in base alle fasi lunari, sono il rettore dell’università sunnita di Al Azar al Cairo, in Egitto e lo sceicco più anziano della Mecca.

 

(Mondi):Quanto dura il Ramadan e cosa si fa di diverso che non si pratica nel resto dell’anno?

 

(Mamdouh):Dura circa 1 mese, e ci si astiene dal cibo, dall’acqua e dal sesso con la persona sposata dalla prima luce dell’alba al tramonto del sole.

 

(Mondi):E’ difficile cambiare abitudini( per esempio mangiare solo all’alba) per un periodo breve e solo per una volta all’anno?

 

(Mamdouh):No, non è difficile, e anzi, quando faccio il digiuno mi sento meglio, la stanchezza viene dopo aver mangiato.

 

(Mondi):Quali sono le differenze tra i musulmani sunniti come te, e gli sciiti?

 

(Mamdouh):Anche loro credono nel Corano e nel Profeta Maometto, solo che sono convinti che il genero Ali  era stato scelto da Maometto come successore, non il suocero Abu Bakr.

 

Dicono che il Califfo Othman, quando riordinò il Corano, eliminò i passi dove parlava dei parenti di Ali. Nelle moschee sciite si trovano anche ritratti di Ali, cosa che noi non abbiamo neanche di Maometto. Noi sunniti siamo il 90% e solo una piccola percentuale in Iran sono sciiti.

 

(Mondi):E dei Sufi cosa ci dici?

 

 (Mamdouh): Sto leggendo alcuni libri sul Sufismo in Turchia. Cosa posso dire, quel poco che so è che sono musulmani come noi, che leggono lo stesso Corano come noi e gli sciiti, al contrario della Bibbia e Vangelo dei cristiani cattolici, protestanti, ortodossi…I Sufi esaltano l’estasi, l’inadeguatezza della conoscenza razionale e fanno il Ramadan anche in qualsiasi periodo dell’anno, richiamandosi al digiuno interiore, (abbandono dei preconcetti e pregiudizi), oltre all’astenersi al cibo.

Per loro la Ka’ba all’interno della Grande Moschea della Mecca è il centro del nostro stesso essere, quindi non è necessario  secondo loro andarci di persona per girarvi attorno 7 volte. C’è un’affermazione di Yunus Emre (morto nel 1321 circa), con la quale sono d’accordo: “Chiunque non conosce il Corano è come se non fosse mai nato”. Consiglio a chiunque, musulmani e non,  di leggerlo.

 

(Mondi):Si prega di più nel periodo del Ramadan o nel resto dell’anno?

 

(Mamdouh):Si dovrebbe sempre pregare, non solo nel periodo del Ramadan come fanno certi musulmani…

 

(Mondi):Ci sono dei motivi particolari, tipo malattie, per cui il Ramadan può venire sospeso?

 

(Mamdouh):Non digiunano le donne che hanno appena partorito, le mestruate, le donne incinte, gli ammalati, gli anziani, i viaggiatori, coloro che combattono, rinviandolo a un tempo favorevole. Inoltre, durante il Ramadan, è obbligatorio fare l’elemosina a chi ne ha bisogno, non spendiamo soldi in regali da fare agli amici o parenti come per voi qui il Natale o la Pasqua. Quello che possiamo spendere lo diamo in beneficenza.

 

(Mondi):Come si conclude il Ramadan?

 

(Mamdouh):Si prega e si fa festa, festeggiandolo con i nostri fratelli musulmani, le famiglie. Nei paesi islamici per le strade c’è grande festa, ci si fa gli auguri per un bel po’, come qui da voi il Capodanno. Il giorno dopo ci raduniamo nelle moschee a pregare.

 

(Mondi):Come si chiama la festa?

 

(Mamdouh): “Idu-l-fitr”.

 

(Mondi):Per concludere, che cosa vuoi dire ai tuoi fratelli musulmani?

 

(Mamdouh): Dobbiamo essere tutti uniti per far conoscere l’Islam alla gente. Purtroppo non tutti i musulmani seguono la religione e danno un cattivo esempio alla gente non musulmana. Facendo così chi non conosce l’Islam confonde una cosa con un’altra.

 

 

 

VOCI DAL NILO

I LIBRI PIU’ BELLI

 

 

“I MAESTRI DELL’EROS” di Akiyuki Nosaka, Farfalle Marsilio, 262 pag. Storie e percorsi di un gruppo di “operatori” del cinema Hard Core in Giappone. Chiassoso, provocante e anticonformista, il romanzo è un testo cult della letteratura giapponese degli anni 60.

 

“INDIA: I MILLE VOLTI DI UN POPOLO” di Madanjeet Singh, Silvana Editoriale, 160 pag., £ 70.000. Attraverso un centinaio di foto in bianco e nero e un testo che ha piuttosto il sapore di un intenso resoconto di viaggio nell’anima indiana, l’autore ricostruisce un volto diverso della sua nazione e soprattutto del suo popolo, visti da dentro e privi della consueta retorica.

 

“VERSO ORIENTE: VENEZIA- PECHINO SULLA VIA DI MARCO POLO” di Alessandro Savella, Silvana Editoriale, 176 pag., £ 60.000. Altro libro fotografico con testo bilingue italiano- inglese sulla spedizione che, a settecento anni di distanza si è rimesso sulla via di Marco Polo, raggiungendo Pechino lungo lo stesso itinerario.

 

“SLY” di Banana Yoshimoto, Feltrinelli, 131 pag., £ 20.000. Ritorna la Yoshimoto con i suoi temi preferiti: amore, gioventù, morte, mettendoli in scena nella valle del Nilo: la bellezza e la magia dell’Egitto visti con i sognanti occhi a mandorla di una turista d’eccezione che scrive dell’ultimo viaggio di tre ragazzi.

 

“POESIE MISTICHE” di Rumi, Bur. Rumi (1207- 1273) è riconosciuto come il più grande dei poeti mistici, e forse non solo dell’Islam, e scrisse, tra l’altro, il monumentale “Masnavi”, 47.000 versi divisi in 6 volumi, considerato da una parte del mondo islamico il libro più importante dopo il Corano. Nonostante sia venerato come un santo –incessante è il pellegrinaggio a Konya, in Turchia, sulla sua tomba-, la poesia di Rumi è semplice e umanissima. Fu anche musicista e danzatore, tanto che sono in molti a considerarlo il primo dei dervisci rotanti. Questa raccolta di poesie è utile per avvicinarsi all’autore.

 

“LETTERE SI UN MAESTRO SUFI” di Al Arabi Ad Darqawi, Oscar Mondadori, £ 9000, 122 pagine. Rimanendo sempre in tema, questo libro tascabile è una testimonianza scritta del sufismo, la più importante corrente mistica dell’Islam. Lo scrittore di queste lettere incluse nel libro, è anche uno Sheikh e parla di ciò che è necessario evitando approfondimenti e speculazioni, improntando il suo messaggio alla preghiera continua e a un abbandono totale a Dio. “Il maestro mi ha insegnato a distinguere la verità dalla vanità e ciò che è serio dalla farsa; Dio lo ricompensi di ciò e lo protegga da ogni male!”

 

“SIDDHARTA” di Hermann Hesse, Adelphi, £ 12.000. Scritto nel 1992 e reperibile in mille altre edizioni, questo romanzo del grande scrittore tedesco H.Hesse anticipava quell’interesse per l’oriente che avrebbe incontrato tanto successo nei giovani delle ultime generazioni, in primis la così detta “beat generation”, ci è sembrato doveroso spendere anche poche righe per questo capolavoro, l’iniziazione di un ragazzo al viaggio, all’esperienza, alla ricerca del profondo del proprio essere. Meditazione filosofica e misticismo nell’opera più famosa dell’autore che l’ha ambientata in India.

 

“LE FILOSOFIE ORIENTALI A FUMETTI” di Richard Osborne, disegni di Borin Van Loon, a cura di Richard Appignanesi, Editori Riuniti, £ 15.000, 173 pagine. Un’opera originale che spiega, in chiave più semplice le religioni orientali come: il buddismo, l’induismo, il confucianesimo, il taoismo, escludendo quindi (peccato) le religioni monoteistiche come l’ebraismo, il cristianesimo, e l’Islam.

 

Altri due libri tascabili da avere della Mondadori, a lire 4.900 di due poeti indiani: Radinbranath Tagore e Rudyard Kipling.